» Sezione Speciale - "D.I.S. - Diagnosi e
intervento a scuola"
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L’individuazione precoce
dei disturbi nello sviluppo del linguaggio e della comunicazione
e la loro relazione con i disturbi dell’apprendimento scolastico.
Indicazioni bibliografiche e ipotesi di intervento.
di Simone Bentrovato, Facoltà di Psicologia
II. Università degli Studi “La Sapienza”, Roma.
Sezione Speciale di Infantiae.Org™ "Diagnosi e Intervento
a Scuola"
I disturbi specifici dell’apprendimento.
Non è semplice fornire una definizione
precisa dei disturbi dell’apprendimento, possiamo dire che
con questo termine ci si riferisce principalmente ai disturbi
della lettura, della scrittura e del calcolo. Tali disturbi, tipicamente,
si manifestano durante la scuola dell’infanzia e, in misura
più evidente, durante i primi anni della scuola elementare.
Una caratteristica fondamentale di tali deficit è che essi
non si accompagnano quasi mai ad un ritardo mentale, ma spesso
sono presenti in bambini con capacità intellettive normali
o addirittura superiori alla media. E’ proprio questo il
loro carattere distintivo, il fatto di essere delle sindromi specifiche
che compromettono abilità cognitive complesse in maniera
selettiva ed indipendente dalle capacità intellettive.
La sezione speciale D.I.S. (Diagnosi ed intervento
a scuola) all’interno di infantiae.org nasce proprio per
affrontare le problematiche legate a questi disturbi, descrivendoli
sia da un punto di vista teorico che da un punto di vista pratico
e presentando sia gli aspetti psicologici che gli strumenti di
intervento.
Quella che segue è una breve bibliografia
ragionata su un tema molto importante: la relazione tra i disturbi
legati all’acquisizione del linguaggio e i disturbi dell’apprendimento
scolastico. Per quanto riguarda l’approfondimento di tematiche
specifiche legata al disturbo della lettura, al disturbo della
scrittura e al disturbo del calcolo, invitiamo i lettori a consultare
tutte le rubriche ed gli articoli della sezione speciale D.I.S.
I testi e i contributi che seguono sono una utile
introduzione allo studio dei disturbi dell’apprendimento
visti secondo prospettive diverse.
· Cornoldi, C., a cura di, (1991). I disturbi
dell’apprendimento. Editore Il Mulino.
· D’Amico, A., (2002). Lettura, scrittura, calcolo.
Processi cognitivi e disturbi dell’apprendimento. Edizioni
Carlo Amore, Palermo.
· Levi, G., Bartolomeo, S., Becciu, M., Fabrizi, A., Mazzoncini,
B., (1977). Epidemiologia e patogenesi dei disturbi specifici
di linguaggio in eta’ evolutiva. Neuropsichiatria infantile.
192-193, pp672.
· Sabbadini, G., a cura di, (1995). Manuale di neuropsicologia
dell’eta’ evolutiva. Editore Zanichelli.
Abilita psicologiche di base implicate nei processi di lettura
e scrittura.
Ampio spazio è stato dedicato allo studio
delle abilità psicologiche di base implicate nel funzionamento
di processi cognitivi complessi quali sono, tra gli altri, i processi
di apprendimento della lettura, della scrittura e del calcolo
aritmetico. Le abilità di base o prerequisiti possono essere
distinte in: a) prerequisiti generali all'apprendimento della
lettura e della scrittura, quali l’attenzione, la percezione,
il linguaggio, la memoria, che sono sottostanti alla gran parte
delle abilità cognitive del bambino; b) prerequisiti specifici
ovvero quelle componenti delle abilità generali di base
che sono legate in particolar modo alla lettura e alla scrittura;
come, ad esempio, la capacità di discriminare un grafema
da un altro, il riconoscimento di singoli segni all'interno di
un grafema, il lavoro seriale da sinistra a destra (cioè
i movimenti oculari durante i compiti di lettura), la consapevolezza
fonemica (fondere e segmentare sillabe e fonemi) e così
via. L'assunto di base è che il bambino giunge all'apprendimento
della lettura e della scrittura quando è in possesso delle
abilità suddette, cioè quando ha raggiunto la "reading
readness" (capacità di apprendere a leggere e scrivere).
La breve bibliografia che segue riguarda le abilità psicologiche
di base (e il loro sviluppo psicologico nel bambino) comuni alle
capacità linguistiche e a lettura e scrittura, oltre che
naturalmente alla maggior parte delle abilità cognitive
complesse.
· Baddeley, A.D. (1995). La memoria umana.
Il Mulino.
· Camaioni L., a cura di (1999). Manuale di psicologia
dello sviluppo. Il Mulino.
· Flavell, J., H., Miller, P., H., Miller, S., A., (1996).
Psicologia dello sviluppo cognitivo. Il Mulino Prentice Hall.
· Orsolini M., a cura di (2000). Il suono delle parole.
La Nuova Italia.
· Piaget, J. (1962). Il linguaggio e il pensiero del fanciullo.
Giunti-Barbera
· Tressoldi P.E., Vio C., Maschietto D. (1989). Valore
predittivo della consapevolezza fonemica sul livello di lettura
e scrittura nel primo anno di scuola elementare, Giornale Italiano
di Psicologia, 2, 279-292.
· Vygotskij, L.S. (1990). Pensiero e Linguaggio. Laterza.
Il disturbo specifico della lettura e il disturbo specifico della
scrittura.
Tra i disturbi specifici dell’apprendimento
scolastico, quello della lettura è senz’altro il
più frequente e conosciuto; e anche il meglio studiato.
Il più accreditato modello di lettura, proposto per la
prima volta da Coltheart (1978), è Il modello “a
due vie”, detto anche modello a doppio accesso. La sua teorizzazione
deriva sia dalla ricerca sui processi normali di lettura che dall'esame
clinico di casi singoli di dislessia. Il modello prevede che il
processo di lettura nell’adulto si attui tramite due differenti
“vie”: la via visiva e la via fonologica; il lettore
adulto normalmente utilizza entrambe le vie in funzione delle
caratteristiche del testo. Nella via visiva il modo in cui le
parole sono riconosciute (il cosiddetto accesso al significato)
avviene principalmente sulla base delle caratteristiche visive
dello stimolo; si tende a percepire la parola come un tutto, come
una configurazione grafica intera. Nella via fonologica, invece,
la parola viene scomposta nelle sue componenti sublessicali e
mediante l’uso di regole di conversione Grafema-Fonema ad
ogni componente viene attribuito il suono corrispondente. Solitamente
la via visiva viene usata per la lettura di parole già
ben conosciute, mentre la via fonologica viene usata per leggere
parole nuove e mai lette prima e parole straniere. Alcuni individui,
secondo questo modello, sia a causa di lesioni cerebrali (negli
adulti) sia a cause di tipo evolutivo-maturazionale (i bambini)
vengono a trovarsi in una condizione per cui sono impossibilitati
ad usare una delle due vie di lettura o entrambe, vivendo così
una compromissione delle loro capacità di lettura.
Anche per la scrittura è stato proposto
un modello a “due vie”, la via lessicale-semantica
e la via fonologica. I processi che caratterizzano la via lessicale-semantica
riguardano prevalentemente l’uso della memoria, le rappresentazioni
ortografiche astratte delle parole vengono attivate dal sistema
lessicale ed inviate ad un magazzino di memoria temporaneo, detto
buffer grafemico di uscita, che le conserva fino a che non vengono
scritte. Questa via è più spesso usata nella scrittura
di parole già conosciute, nella scrittura di parole nuove,
invece, interviene la via fonologica non-lessicale, la parola
viene segmentate nei sui componenti sublessicali i quali vengono
sottoposti al processo di conversione fonema-grafema e quindi
inviati al buffer grafemico di uscita. Le varie forme di dislessia
e disgrafia riflettono, secondo questo modello, un danno in uno
o più componenti del sistema. Tale danno può essere
sia generale che selettivo, e compromettere, quindi, le abilità
di lettura e scrittura in maniera complessiva oppure non uniforme;
sono molto frequenti i casi di disturbi legati a specifici aspetti
del complesso processo del leggere-scrivere, come per esempio
deficit legati alla capacità di leggere/scrivere parole
nuove mai usate prima piuttosto che parole familiari e viceversa.
L’integrità o la perdita di una
specifica abilità legata alla letto-scrittura deriva dal
fatto che il danno può essere sia selettivo e riguardare
una soltanto delle via usate per accedere al significato, che
generalizzato e riguardare entrambe le modalità.
· Coltheart M. (1978) Lexical access in
simple reading tasks. In G. Underwood (ed.) Strategies of Information
Processing . New York, Academic Press.
· Coltheart M., Masterson J., Byng S., Prior M., Riddoch
J. (1983) Surface Dyslexia. Quarterly Journal of Experimental
Psychology, 35A, 469-495.
· Ellis A.W. (1992). Lettura scrittura e dislessia: un
approccio cognitivo. SEI.
· Patterson K.E. (1981) Neuropsychological approaches to
the study of reading. British Journal of Psychology, 72,151-174.
· Sartori G. (1984) La lettura. Bologna, Il Mulino.
· Scalisi, T., G., Orsolini, M., Maronato, C., a cura di
(2003). Bambini in difficoltà nell’apprendimento
della lingua scritta. Editore Kappa, Roma.
· Shallice T. (1981). Phonological agraphia and the lexical
route in writing. Brain, 104, 413-429.
Relazioni tra i disturbi specifici dell’apprendimento
e lo sviluppo linguistico e comunicativo.
E’ evidente come il disturbo della lettura
e il disturbo della scrittura emergano in un particolare contesto
ed in un particolare periodo, e cioè durante il periodo
della prima alfabetizzazione e scolarizzazione. Ciò non
vuol dire che questi disturbi non sono presenti prima dei 5/6
anni, semplicemente è facile supporre che prima della scolarizzazione
queste sindromi non possano essere diagnosticate in maniera precisa
per il semplice fatto che il bambino non ha ancora cominciato
a leggere e a scrivere in maniera sistematica. Da un punto di
vista strettamente teorico la principale implicazione è
che nello studio dei disturbi dell’apprendimento non si
può prescindere dal fatto che essi si presentano in un
periodo di forte maturazione neuropsicologica, questa specificità
ha grosse implicazioni sia cliniche che psicologiche e induce
a sviluppare dei modelli esplicativi che facciano maggiore riferimento
agli aspetti evolutivi e maturazionali del fenomeno in esame.
In questa prospettiva, diventa molto importante studiare e approfondire
i legami tra lo sviluppo psicologico nel suo complesso e il manifestarsi
dei disturbi specifici dell’apprendimento.
La relazione fra disturbi del linguaggio e disturbi
specifici dell’apprendimento è stata studiata e chiarita
da tempo; studi di tipo retrospettivo hanno documentato la relazione
tra il ritardo di acquisizione del linguaggio e la successiva
presenza di disturbo dell’apprendimento di lettura e scrittura.
Numerose ricerche hanno evidenziato come molti dei bambini che
hanno presentato un disturbo specifico del linguaggio presentino
in seguito delle chiare difficoltà nella lettura e nella
scrittura, con un’incidenza di queste sindromi che in percentuale
è superiore a quella dei bambini che non hanno presentato
alcuna forma di disturbo del linguaggio (Kinsbourne e Warrington,
1963; Levi, 1984; Levi et Al., 1977; Stevenson, J., Richman, N.,
1976). L’ipotesi di una continuità tra acquisizione
del linguaggio orale e linguaggio scritto è suffragata
da ricerche che dimostrano in bambini affetti da disturbo della
letto-scrittura la presenza di deficit in vari compiti orali,
quali ad esempio la denominazione rapida, l’accesso al lessico
fonologico e quindi l’uso corretto delle parole, la segmentazione
fonemica e quindi la padronanza degli aspetti sonori del linguaggio,
e la ripetizione di parole a bassa frequenza d’uso (Stakhouse,
1990). Secondo alcune ricerche sarebbe addirittura ipotizzabile
un diverso peso dei disturbi fonologici, morfologici, morfosintattici
e semantico-lessicali nei processi di decodifica e di comprensione:
i deficit fonologici ostacolerebbero l’acquisizione del
codice alfabetico, mentre i deficit semantico-lessicali influirebbero
negativamente sulla comprensione del testo.
In questa ottica, oltre che per aspetti di tipo
teorico visto che lettura e scrittura possono essere considerate
sviluppi complessi della capacità linguistiche, è
importante studiare lo sviluppo del linguaggio e i modelli che
ne descrivono la sua elaborazione. Particolare interesse hanno
assunto gli studi sull’accesso lessicale, su come, cioè
gli esseri umani accedono alle informazioni sulle parole; su come
tali informazioni vengono immagazzinate, conservate, ampliate,
modificate e recuperate nella mente del parlante; sul ruolo e
sul peso del contesto nell'elaborazione del linguaggio; sul ruolo
giocato dalla sintassi e dalla morfologia; sulla natura del danno
presente, (solitamente traumatico negli adulti) e su quali conseguenze
sulla elaborazione linguistica i diversi tipi di danni e stress
ambientali possano avere. In una parola su come viene elaborato
il linguaggio nelle diverse condizioni ambientali e su quali substrati
neurologici si basa questa elaborazione. L’argomento è
strettamente collegato a quello dei disturbi specifici del linguaggio,
della lettura e della scrittura; infatti lo studio di queste patologie
chiarisce spesso il funzionamento cognitivo normale.
· Bentrovato, S., Devescovi, A., D’Amico,
S., Bates, E. (1999). Effect of grammatical gender and semantic
context on lexical access in Italian. Journal of Psycholinguistic
Research 28(6), 677-693.
· Camaioni, L., Volterra, V., Bates, E., (1986). La comunicazione
nel primo anno di vita. Boringhieri.
· Harris, M., Coltheart, M. (1991). L’elaborazione
del linguaggio nei bambini e negli adulti. Il Mulino.
· Kinsbourne, M., Warrington, E. (1963). Developmental
factors in reading and writing backward. British Journal of Psychology,
54, 145-156.
· Stackhouse, J. (1990) Phonological deficits in developmental
reading and spelling disorders. In Grunwell, I., Developmental
speech disorders: Clinical issuesand pratical implications. Churchill,
Livingstine.
· Vicari, S., Caselli, M., C., (a cura di) (2002). I disturbi
dello sviluppo. Neuropsicologia clinica e ipotesi riabilitative.
Il Mulino, Bologna.
Di particolare interesse è il fatto che
molti dei modelli teorici che descrivono i processi di letto-scrittura
sono stati ricavati da osservazioni su adulti sia normali che
patologici. La sfida più interessante in questo campo é
quella di elaborare modelli teorici esplicativi che tengano conto
sia delle variabili evolutive nei bambini normali e sia della
particolare natura maturazionale che qualunque patologia infantile,
specie quelle di natura neuropsicologica, presenta.
Modelli di intervento
E’ molto importante potere studiare le
normali tappe dello sviluppo linguistico del bambino al fine di
potere avere delle descrizioni teorico-pratiche dello sviluppo
del linguaggio. Tali descrizioni sono la base da cui partire per
definire degli indici di rischio nello sviluppo delle competenze
linguistiche. L’esperienza e la conoscenza scientifica indicano
che i bambini che arrivano alla scuola materna e, sopratutto,
a quella elementare con uno sviluppo nell’acquisizione del
linguaggio incompleto, carente o ritardato rispetto alla norma,
spesso evidenziano dei disturbi dell’apprendimento della
scrittura, della lettura e del calcolo. Un intervento precoce
e mirato durante i primi tre anni di vita può prevenire
o comunque mitigare questi disturbi e i loro effetti. L’età
di diagnosi e la tempestività dell’intervento sono
oggi considerati come i criteri principali per la buona riuscita
di un progetto educativo o rieducativo e riabilitativo.
Lo sviluppo del linguaggio dipende in primo luogo
dallo sviluppo e dalla maturazione di strutture e processi fisiologici,
in parte comuni alle altre abilità cognitive complesse
ed in parte specifici per lo sviluppo del linguaggio; tuttavia,
affinché le potenzialità offerte dalla maturazione
fisiologica si realizzino completamente e pienamente, è
necessario un contesto esterno stimolante; per quanto riguarda
lo sviluppo del linguaggio è necessario fornire al bambino
un ambiente circostante linguisticamente e comunicativamente ricco.
Inoltre, parallelamente allo sviluppo linguistico si verifica
una maturazione generale di grossa portata, il bambino sviluppa
tutta una serie di capacità motorie e cognitive di complessità
crescente, quali la capacità a manipolare e ad usare strumenti,
l’imitazione, il gioco combinatorio, il gioco simbolico.
Il fatto che lo sviluppo del linguaggio sia collegato allo sviluppo
di tutte queste diverse capacità fa sì che un ritardo
nello sviluppo del linguaggio o un’atipia nella sua acquisizione
possa essere un segnale molto sensibile di qualche difficoltà
verso cui il bambino può andare incontro. Come è
stato sottolineato in precedenza, va tenuto presente che tale
maturazione, anche se in maniera diversa, continua a svolgersi
anche durante il periodo della scuola elementare e media, ripercotendosi
sullo sviluppo di tutte quelle abilità cognitive legate
alla scolarizzazione e, a sua volta, subendone l’influenza
(Caselli e Capirci, 2002).
La prevenzione e il riconoscimento precoce di
ritardi o atipie nel normale sviluppo linguistico e comunicativo
entro i primi tre anni di vita permette di intervenire precocemente
attivando una rete di interventi integrati volti a favorire lo
sviluppo armonico del bambino.
Capirci e Caselli (Caselli e Capirci, 2002) descrivono
dettagliatamente un progetto di intervento all’interno dell’ambiente
educativo del nido, volto al riconoscimento e alla prevenzione
di ritardi e disturbi nella acquisizione e nello sviluppo comunicativo
e linguistico. Lo scopo principale, una volta individuate delle
patologie, è quello di intervenire il prima possibile,
attivando una serie di interventi preventivi a più livelli,
sia scolastico che sanitario. Gli obiettivi di fondo sono tre:
· Obiettivo 1. La formazione e l’aggiornamento del
personale operante in tali strutture e l’attivazione di
spazi, sia educativi che ludici, atti a favorire lo sviluppo comunicativo
e linguistico. Per esempio un’attività didattica
più centrata sulla narrazione, la presenza di laboratori
linguistici, una attività ludica mirata al gioco simbolico
e quindi adatta a sviluppare le capacità simboliche alla
basa di qualunque forma di comunicazione.
· Obiettivo 2. Lo studio e l'osservazione del normale sviluppo
del linguaggio e della comunicazione e la ricerca e individuazione
di indici precoci di rischio. Tutto ciò potrebbe essere
reso più accessibile dallo sviluppo di speciali momenti
e situazione di osservazione dei bambini in contesti liberi ed
in contesti più controllati, quali quelli ludici, sociali
ed educativi.
· Obiettivo 3. L’individuazione precoce di bambini
a rischio per lo sviluppo del linguaggio e la definizione di specifiche
modalità di intervento, sia in ambito clinico che, sopratutto,
in ambito educativo e rieducativo con la progettazione di attivita
didattiche specifiche ed individualizzate.
Per quanto riguarda i disturbi dell’apprendimento
scolastico conseguenti a disturbi e ritardi del linguaggio, le
attività e gli obiettivi descritti dovrebbero avere un
carattere longitudinale e comprensivo, dovrebbero, cioè,
essere attuati sia nell’ambito del nido e della scuola dell’infanzia,
sia nella scuola elementare, in modo da potere affiancare le attività
di prima alfabetizzazione.
· Baumgartner, E., Devescovi, A., D’Amico,
S., (2000). Il lessico psicologico dei bambini. Carocci, Roma
· Caselli, C. M., Capirci, O., a cura di (2002). Indici
di rischio nel primo sviluppo del linguaggio. Ricerca, clinica,
educazione. Franco Angeli.
· Catts, H.W. (1993). The relationship between speech-language
impairments and reading disabilities. Journal of Speech and Hearing
Disorders, 36, 948-958.
· Levi, G., (1984). Funzioni emergenti e diagnosi di sviluppo
nelle disfasie evolutive. I Care, 9(3); 82-86.
Stevenson, J., Richman, N., (1976). The prevalence of language
delay in a population of three year old children and its association
with general retardation. Developmental Medicine and Child Neurology,
18, 431-441.
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"DAP - Discorso e apprendimento"
- (Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università
"La Sapienza" Roma
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- Prezzo al pubblico = € 34,00 + spese di spedizione
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(*)
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= € 2,70
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