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  » Sezione Speciale - "Tirocinio" ©®2000-2008 Tutti i diritti riservati Infantiae.Org™ s.r.l.

» I metodi - Sezione Speciale - "Tirocinio"

Il saper fare per il saper essere ... L’oro di Napoli (III) - Gruppo Supervisori e coordinatori (*)

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La progettazione

Il tirocinio del terzo e quarto anno si è configurato come una forma di sperimentazione protetta nella quale la maturazione di un atteggiamento via, via più sicuro e consapevole verso la professione si è progressivamente strutturato con l’acquisizione degli aspetti che, più marcatamente, concorrono a definire l’identità tecnico-professionale del docente.

L’acquisizione della consapevolezza della programmazione quale strumento operativo della progettazione e la capacità di gestire il processo di insegnamento–apprendimento dalla progettazione alla verifica-valutazione sono stati gli obiettivi primari che hanno caratterizzato le attività formative del secondo biennio.

Dalla fase di osservazione e di orientamento proposta nei primi due anni del tirocinio, si passa infatti, gradualmente, prima a momenti strutturati di affiancamento del docente mentore e poi alla gestione autonoma e condivisa sia delle fasi di progettazione che di quelle di realizzazione e valutazione delle attività didattiche.

Gli studenti nelle attività di tirocinio diretto, sono stati coordinati in micro-teaching affinché riproducessero e sperimentassero concretamente l’attuale organizzazione della Scuola di base, sia attraverso la partecipazione agli organi collegiali, nelle varie articolazioni, sia mettendosi alla prova in gruppi di lavoro per le attività da svolgere nelle classi o nelle sezioni. Dal punto di vista organizzativo, ogni studente ha lavorato in stretta collaborazione con uno (nel caso della scuola dell’infanzia) o due colleghi (nel caso della scuola elementare) ai fini di simulare completamente un vero team di docenti.

In tal modo, quindi, gli studenti hanno esperito, in prima persona, la ricchezza ed i vincoli della collegialità attraverso la necessità di trovare accordi e sintesi tra i diversi modi di vedere e le differenti proposte che emergevano nei gruppi di lavoro. Osservare, confrontare, progettare e verificare sono stati i momenti che hanno consentito loro di strutturarsi professionalmente esercitando “condivisione e corresponsabilità”, abituandosi a “ricercare” e a dare intenzionalità all’azione educativa.

Le attività di tirocinio indiretto sono state organizzate e condotte dal Supervisore in relazione ai singoli bisogni formativi degli studenti e ai diversi periodi di intervento, prevedendo attività di microgruppo per approfondire gli aspetti specifici delle varie fasi di lavoro, di macrogruppo per la condivisione delle esperienze e di incontri individuali per i recuperi o ulteriori approfondimenti.
La metodologia di conduzione delle attività di tirocinio indiretto ha previsto sia momenti di supporto e di analisi (attraverso la discussione), sia fasi di approfondimento (attraverso materiale documentario, di sostegno e/o di ampliamento proposto dal supervisore o dagli stessi studenti), sia momenti in cui si sono svolte simulazioni.

Nello specifico il percorso operativo proposto nel terzo e quarto anno ha consentito agli studenti di entrare in stretto contatto con la dimensione progettuale e organizzativa della scuola accogliente e di integrare la proposta didattica elaborata nel curricolo effettivamente svolto dai docenti delle classi/sezioni a cui gli studenti sono stati assegnati, seguendo in questa fase un modello formativo dell’imparare facendo e del lavorare su un compito reale.

I passaggi significativi che contrassegnano tale processo prevedono la conoscenza del P.O.F. e l’analisi dei documenti programmatori annuali e di pianificazione settimanale/mensile del team accogliente; la partecipazione ai momenti di macro e microprogettazione dell’Istituto scolastico; l’ osservazione partecipata delle lezioni e delle attività didattiche finalizzata all’esplicitazione dell’intenzionalità educativa; l’azione in prima persona dalla progettazione di team alla messa in atto dell’azione didattica; la riflessione sull’azione; la valutazione dell’esperienza e dei suoi esiti.

Nel concreto l’attività di tirocinio del terzo anno consente gradualmente allo studente, con l’aiuto del docente-mentore e con il supporto costante del supervisore, di ricomporre in una cornice unitaria le varie fasi di una Unità didattica sviluppata in classe/sezione avendo come supporto l’osservazione sistematica dei vari momenti operativi; successivamente nel microgruppo ed in accordo con il docente-mentore, lo studente elabora un’ipotesi di Unità didattica ed in seguito, individualmente ed analiticamente, progetta una lezione/attività e la mette in atto nella classe accogliente.

Nel quarto anno, invece, nel microgruppo lo studente, in accordo ed in continuità con lo sviluppo delle attività di classe o di sezione, elabora un’unità didattica multidisciplinare/multicampo (facendo esperienza di diversi ambiti disciplinari /campi di esperienza); in questa fase specifica lo studente è osservato dal docente-mentore e da un suo collega, che funge da osservatore, al fine di ottenere una restituzione della propria esperienza e di poter avviare le fasi di verifica e di etero ed autovalutazione.


Il curricolo aggiuntivo per le attività didattiche destinate agli alunni diversamente abili

A partire dall’A. A. 2001/2002 gli studenti iscritti al Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria presso l’Istituto Universitario “Suor Orsola Benincasa” di Napoli hanno potuto integrare il loro percorso di studi con il curricolo specialistico aggiuntivo che mira a completare la formazione dei futuri docenti sviluppando specifiche conoscenze e competenze professionali anche nel campo dell’insegnamento con gli alunni diversamente abili (1). Il percorso specialistico ipotizzato per il primo e per il secondo anno del tirocinio si è strutturato partendo dall’analisi e dall’interpretazione dei bisogni formativi degli studenti e nella sua articolazione definitiva ha delineato un organico e progressivo itinerario metodologico/operativo che ha inteso accompagnare e sostenere il graduale processo di crescita personale e professionale di ognuno di loro. La specificità di tale percorso, indotta anche attraverso precisi momenti operativi, ha permesso agli studenti di co-costruire un particolare segmento formativo professionalizzante, teso da un lato a far emergere, mediante la riflessione guidata e personale, il significato e la consapevolezza della scelta effettuata e dall’altro a proporre e a sperimentare concreti esempi di intervento diretto con gli alunni diversamente abili per promuovere e realizzare pienamente il principio dell’integrazione sociale e culturale.

E’ interessante, a nostro avviso, cominciare a dare uno sguardo allo schema successivo per cercare di cogliere i primi elementi organizzativi, metodologici e procedurali che hanno contraddistinto la nostra offerta formativa la cui validità è stata confermata non solo dalla partecipazione e dalla motivazione degli studenti, ma anche da attestazioni positive interne ed esterne al circuito universitario.

Attraverso la visualizzazione grafica proposta, partendo dalla base superiore del nostro immaginario contenitore cilindrico, si evidenzia che le attività relative al tirocinio specialistico sono state approntate attraverso l’articolazione tipo delle attività di tirocinio (2).
L’ipotetica altezza del nostro cilindro è rappresentata invece dalla sintesi degli obiettivi previsti per il primo e secondo anno di attività e unisce anche in un processo continuo ed interconnesso i diversi momenti del tirocinio con alcune procedure (3) metodologiche indicate nella base inferiore del cilindro stesso.

Sulla superficie laterale del cilindro sono invece raffigurate le fasi processuali di tutto il percorso formativo che possono essere lette anche come un peculiare flusso metodologico ed operativo che consente agli studenti di conoscere ed approfondire le problematiche pedagogiche e socio-culturali collegate al tema dell’handicap, andandole a contestualizzare e a concretizzare all’interno delle diverse realtà scolastiche in cui si effettuano le attività di tirocinio .
Dalla sintesi degli obiettivi, dall’intreccio delle procedure metodologiche e procedurali emerge la definizione dei contenuti specifici delle attività proposte che vanno ad esplicitarsi naturalmente come paradigmi intenzionali e teleologici che inquadrano il discorso della diversità in un’ottica esistenziale, sistemica e multidirezionale.

Non a caso, infatti, gli obiettivi specifici del curricolo specialistico proposto per le attività di tirocinio mirano innanzittutto alla progressiva acquisizione della consapevolezza del forte intreccio che esiste tra il tessuto socio-culturale-antropologico ed il concetto di diversità. Lo studente che comincia ad operare delle riflessioni in tal senso passando, dapprima, attraverso le proprie rappresentazioni e i propri vissuti e poi attraverso un’immersione sul campo, totale e totalizzante anche per gli aspetti emotivo-affettivi che chiama in causa, si avvia ad un percorso di conoscenza che parte dall’analisi storico-culturale del passaggio dall’ottica separatista a quella della piena integrazione del soggetto diversamente abile. Egli, inoltre, sperimenta in prima persona, dopo aver acquisito nel primo anno di tirocinio opportune competenze strumentali, procedurali e metodologiche la difficoltà e la professionalità connesse alla reale promozione della cultura dell’inclusione e non dell’ esclusione che, ancor oggi, si può incontrare nel mondo della scuola quando ci si ferma al solo processo di inserimento degli alunni “diversi”.
E’ un percorso difficile da intraprendere se non lo si accompagna con l’impegno personale e con la capacità di riflettere e meta-riflettere sulla motivazione profonda, sottesa alla scelta effettuata e se non si riesce a comprendere che, molto spesso, è proprio l’ambiente scolastico a provocare ulteriori handicap nei soggetti diversamente abili. Si tratta di gestire tutte le variabili implicate nella definizione personalizzata di appositi progetti di vita, che si definiscono/autodefiniscono e si rafforzano anche in base alla qualità dei processi educativi e formativi attuati ed attuabili.

La riflessione guidata e personale che fa da sfondo all’intero percorso formativo, potendosi liberamente esprimere negli incontri in macrogruppo e in microgruppo, trovando appositi spazi di crescita in termini critici all’interno del tirocinio indiretto e dell’autoformazione assistita e oltrepassando la sola dimensione individuale si costituisce, pertanto, come un’ulteriore occasione di confronto, di scambio, collaborazione e crescita personale e professionale.
L’osservazione, nucleo fondante del tirocinio del primo percorso specialistico, rappresenta per gli studenti uno strumento, una metodologia e un orientamento strategico per entrare nel vivo del problema della reale percezione della diversità e si configura anche come un utile momento formativo che facilita i processi di analisi e comprensione degli eventi osservati, nonché come un valido spunto di approfondimento dei vissuti soggettivi e di quelli oggettivi.
La progettualità in rete, nucleo fondante del tirocinio del secondo percorso specialistico, si elicita come lo strumento ideale e concreto per declinare, efficacemente ed efficientemente, la valorizzazione del soggetto diversamente abile da intendersi e da identificarsi quale patrimonio valoriale di tutta la comunità.

Lo studente viene così progressivamente “calato in situazione” e passa dall’osservazione alla “presa in carico” dell’alunno diversamente abile per il quale, adesso, comincia a progettare (4) ed ad attuare in prima persona specifici interventi educativi e didattici. Egli, dunque, agisce e questo suo agire avviene all’interno del contesto classe/sezione ove è inserito l’alunno diversamente abile. Così “facendo” sperimenta se stesso e si confronta con una diversità “altra ”, con la difficoltà di far parte di un team e di collaborare con gli altri componenti del gruppo in base al principio della co-conduzione degli interventi e superando lo stereotipo della coppia docente di sostegno/alunno diversamente abile, così ancora facilmente diffuso in alcune realtà istituzionali.

Leggere la diversità utilizzando le coordinate del sistema formativo integrato ed allargato, proietta lo studente verso l’interiorizzazione e la costruzione/condivisione di un nuovo paradigma culturale basato sulla collaborazione sinergica tra sistemi diversi (famiglia, scuola, enti locali, strutture medico-riabilitative, ecc.) e sulla coerenza dei modelli educativi che pongono il soggetto diversamente abile al centro del proprio progetto di vita.
Valutare ed autovalutare l’agire personale lo pone invece nella condizione di non dare mai niente per scontato, soprattutto nella relazione educativa che, per potersi qualificare in termini positivi, necessita di un docente attento alle reali esigenze formative dell’alunno e che sappia andar ben oltre una valutazione delle sue prestazioni, senza considerare, in tale attività, tutti gli altri fattori che intervengono direttamente negli esiti dei processi attivati.

Concludendo, appare opportuno qui evidenziare che la formazione del profilo professionale del docente specializzato richiama a sé procedure, atteggiamenti, competenze e conoscenze che possono essere spese all’interno della scuola soltanto quando si riesce a porre al centro di ogni intervento educativo i bisogni di un alunno, concreto e reale, riconosciuto e valorizzato nei termini della sua specifica individualità e delle sue effettive potenzialità da tutta la comunità scolastica e sociale.

L’esperienza del tirocinio specialistico proposta agli studenti iscritti al Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria presso l’Istituto Universitario “Suor Orsola Benincasa” di Napoli ci ha permesso come gruppo di supervisori di poter avviare, insieme ai nostri studenti/tirocinanti, un nuovo percorso formativo, che non ha la minima pretesa di proporsi come un modello finito e definito ma che, comunque, può essere considerato come un significativo processo formativo professionalizzante in continuo divenire. Nella sua peculiarità e nella sua articolazione specifica, infatti, il percorso di tirocinio specialistico da noi proposto, vive e si accresce in termini oggettivamente positivi grazie al confronto delle esperienze, alla collaborazione con i docenti méntori, alla ricerca sul campo. Il contributo fondamentale viene tratteggiato dalle differenti rappresentazioni ed interpretazioni che man mano emergono nei nostri studenti quando, rifuggendo da stereotipi e da pregiudizi ancora radicati nell’immaginario collettivo, riescono ad attribuire un senso profondo alla scelta effettuata, pervenendo a quella giusta consapevolezza che deve accompagnare e sostenere chiunque viva la relazione con soggetti portatori di abilità “altre”.


(*)
Il saggio è stato progettato, discusso e realizzato congiuntamente dagli autori ed è da attribuire loro in parti uguali:
Gruppo in esonero totale
Dirigente scolastico dott. Franco Biancardi - Dirigente scolastico dott. Adele Bianca Schiavulli,
Docente scuola elementare dott. Anna Albarano - docente scuola elementare dott. Paola Albertazzi
Gruppo in esonero parziale
Docenti : Dott. Angrisani Rosa - Dott. Avino Silvana - Dott. Barone Olimpia - Dott. Colucci Monica – Dott. Damiano Antonietta - Dott. De Astis Beatrice - Dott. Dibuono Angelina - Dott. Di Maio Mario - Dott. Ercolini Donatella - Dott. Esposito Giuseppina - Dott. Esposito Maria Rita – Dott. Ferrara Concetta - Dott. Luongo Angela - Dott. Megale Maria Evelina - Dott. Nappo Emma -Dott. Nardiello Marisa - Dott. Pascarella Angelina - Dott. Riccio Rosanna - Dott. Rivoli Savini Margherita - Dott. Rizzo Silvana.

Note

(1) In base alla scelta operata dagli studenti iscritti al terzo anno di corso, all’interno del gruppo dei supervisori in esonero parziale si è costituito un apposito gruppo di lavoro formato dai supervisori forniti di titolo di specializzazione. Questo gruppo di docenti si è occupato di organizzare i Kit operativi specialistici e della conduzione delle relative attività di tirocinio così come previsto dal progetto di tirocinio specialistico elaborato dal gruppo di coordinamento e condiviso da tutti i supervisori.

(2) di cui si rimanda la visione dell’articolazione specifica ai contributi precedenti

(3) tali procedure si riferiscono in maniera particolare alla gestione degli incontri di tirocinio indiretto condotti dai supervisori sia nella dimensione del macrogruppo (gruppo costituito da circa 15/18 studenti), sia nella dimensione del microgruppo (gruppo costituito in linea di massima da 3 studenti che effettuano le attività di tirocinio specialistico nella stessa classe/sezione) e sia nella dimensione individuale (che prevede un percorso di approfondimento personalizzato studente/supervisore).

(4) in un’ottica inclusiva dell’intero gruppo classe/sezione e in base al principio della co-conduzione che prevede per gli studenti la formazione di un vero team docenti che gestisce un processo didattico attraverso l’interscambio dei diversi ruoli dei docenti di base e di quelli specializzati per il sostegno agli alunni diversamente abili.


Bibliografia

AZZALI F., CRISTANINI D.,(1995), Programmare oggi , Milano, Fabbri.
BONDIOLI S., FERRARI R., (2000), Manuale di valutazione del contesto educativo, Milano, Franco Angeli.
FRABBONI F.,(1992), Manuale di didattica generale, Bari, Laterza.
MANTOVANI S., (1998),. La ricerca sul campo in educazione, Milano, ed. Mondadori.
NOTTI A.M., (1998), Programmazione e valutazione nei processi formativi, Roma, ed. Anicia.
VERTECCHI B., (1989), Manuale della valutazione, Roma, Editori riuniti.
SARRACINO V., (2000), Progettare la formazione, Milano, ed. Pensa Multimedia.
TARTAROTTI L., (1981), la programmazione didattica, Teramo, ed. Giunti.
CAMAIONI L. , SIMION F. , ( a cura di ),( 1990), Metodologia della ricerca in psicologia dello sviluppo, Bologna, Il Mulino,.
DAZZI N., VETRONE G., (2000), Psicologia Introduzione per le scienze umane , Roma, Carocci.
MANTOVANI S., (1994),Metodi qualitativi nella ricerca educativa, Bergamo, Juvenilia,.
PONTECORVO C., AJELLO A.M.,(1995), I contesti sociali dell’apprendimento, Milano,
PONTECORVO C., PONTECORVO M., (1997), Psicologia dell'educazione: conoscere a scuola , Bologna, Il Mulino.

Tratto da Maria Chiara Michelini, (a cura di) L'apprendista insegnante, Quatroventi, Urbino 2003

Indice "I metodi"
Indice generale "Tirocinio"

   

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» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
-
(Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università "La Sapienza" Roma
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