La programmazione: una strategia
irrinunciabile
Massimo Baldacci, Preside della facoltà
di Scienze Filosofiche e Pedagogiche, università
di Urbino
A dispetto del calo di tensione circa le attese da cui era
circondata quando (negli anni ’70) se ne cominciò
a parlare, delle sue involuzioni burocratiche e del coro
dei suoi sempre più numerosi avversari, la Programmazione
continua a rappresentare uno dei cardini della qualità
della formazione scolastica. Merito inestimabile della Programmazione
è, infatti, quello di porsi al crocevia metodologico
tra le istanze pedagogiche più avanzate che vengono
poste alla scuola: quella dell'uguaglianza delle opportunità
formative, quella della qualità dell'istruzione,
quella della valorizzazione delle diversità culturali
e delle potenzialità individuali. In relazione a
ciascuna di queste istanze la programmazione appare come
una strategia cruciale per il progresso del sistema scolastico,
alla nota condizione che essa sia rapportata ad indicazioni
curricolari nazionali.
Le categorie metodologiche che caratterizzano una prospettiva
curricolare della programmazione e la legittimano sotto
il profilo pedagogico e didattico sono almeno quattro: l'intenzionalità,
la contestualizzazione, la metodicità, la flessibilità.
L'intenzionalità.
La programmazione didattica rappresenta un dispositivo metodologico
volto ad intenzionare l'intervento formativo, conferendogli
direzioni e mete precise ed esplicite. Il suo significato
è quello di affrancare l'azione educativa dall'estemporaneità
e dal casualismo per dotarla di una cultura progettuale
basata su scelte didattiche consapevoli.
La contestualizzazione.
L'intenzionalità intrinseca alla programmazione didattica
non rappresenta una esibizione di capricciosa arbitrarietà
dell'insegnante. Deve fare i conti con il concreto contesto
socioculturale ed esistenziale nel quale deve essere messo
in atto l'intervento formativo. L'intenzionalità,
lungi dal costituire un mero atto coscienzialistico del
docente, va perciò "storicizzata"; cioè
a dire, deve essere contestualizzata all’ambiente
educativo. Tale contestualizzazione permette il passaggio
da una progettualità astratta ad uno stile progettuale
"sperimentale", che tiene conto delle molteplici
variabili che caratterizzano l’utenza scolastica.
La metodicità.
La programmazione, pur non potendosi definire come un "metodo",
introduce un fattore di "metodicità" nell'intervento
formativo. Infatti, la programmazione rappresenta una dispositivo
che connette in una strategia procedurale formale gli elementi
dell'azione didattica (situazione di partenza, obiettivi,
contenuti, metodologie, verifiche ecc.), fornendo uno schema
di concatenazione logica delle scelte da compiere in sede
di progettazione degli itinerari formativi.
La flessibilità.
La programmazione predispone ipotesi di lavoro didattico,
non dogmi procedurali immutabili. In altri termini, appare
del tutto infondata la ricorrente accusa di rendere "rigido"
l'intervento didattico, che viene mossa alla programmazione.
Da questo punto di vista, i percorsi didattici progettati,
in quanto mere ipotesi di intervento, ammettono e anzi postulano,
una loro revisionabilità in corso d'opera, sulla
base di controlli empirici circa il loro svolgimento effettivo.
Ovviamente, ribadire le ragioni della legittimità
teorica e pratica della Programmazione non significa volerla
cristallizzare in un certo stato del suo sviluppo, irrigidendone
gli assetti teorici e metodologici. Al contrario, sostenere
l’irrinunciabilità della Programmazione implica
la consapevolezza della necessità di portare avanti
la ricerca su tali assetti, decostruendo quelli a cui si
è pervenuti e ricostruendone di nuovi, così
da mettere a punto nuove e più avanzate ipotesi di
lavoro. Si tratta di un compito che l’odierna didattica
tende a trascurare, ma che è indispensabile portare
avanti.
Tra le molteplici questioni sul tappeto, questo nucleo affronta
quella della molteplicità dei modelli operativi della
programmazione didattica: programmazione per obiettivi,
per concetti, per principi procedurali ecc.. Si tratta di
proposte di lavoro che sono andate via ad arricchire l’orizzonte
delle ipotesi metodologiche concernenti la progettazione
scolastica. Proposte che si sono spesso poste come rivali,
scatenando discussioni, polemiche e conflitti tra i loro
fautori. Oggi, nell’epoca della complessità,
il pluralismo dei modelli non ci appare più come
un limite e siamo piuttosto preoccupati dal permanere di
forme di pensiero unico e dogmatico. Si può pertanto
riconsiderare questa molteplicità, pensandola in
maniera critica e problematica, come un orizzonte aperto
di possibili modelli, che al di là della loro varietà
empirica cercano però di dare risposta alle medesime
esigenze di intenzionalità, di contestualizzazione,
di metodicità e di flessibilità dell’azione
educativa, anche se dando ad esse un peso diverso (cosicché
ogni modello ne privilegia maggiormente alcune).
Il contributo è tratto dalla rivista
ufficiale dell'Opera Nazionale Montessori "Vita
dell'Infanzia"
» Indice
generale di "Curricolo, programmazione e POF"
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"DAP - Discorso e apprendimento"
- (Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
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