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  » Sezione Speciale - "Tirocinio" ©®2000-2008 Tutti i diritti riservati Infantiae.Org™ s.r.l.

» Problemi e prospettive - Sezione Speciale - "Tirocinio"

"Professione docente. Come formare e perché
."

di Maria Rosa Ardizzone, docente supervisore di tirocinio – Roma Tre

Insegnare perché. Così titola un volume appena uscito per la Armando editore che presenta i risultati di una ricerca sulla professione docente. Corradini, docente di pedagogia in pensione da poco più di un anno e coordinatore della ricerca, si interroga, ancora una volta, sulle motivazioni, i valori e gli orientamenti di una professione che lui stesso non può fare a meno di definire difficile, complessa, carica di una notevole dose di coraggio e utopia ma che continua ad avere, nonostante tutto, molti aspiranti tra le giovani generazioni. Un dato questo confermato con autorevolezza dai numeri dei nuovi iscritti ai corsi di laurea per maestri e alle scuole di specializzazione che continuano a registrare un incremento significativo. Tra i molti di coloro che scelgono di iscriversi ad un corso di laurea o che decidono, dopo una laurea di primo livello, di intraprendere una professione, una parte consistente si orienta verso i corsi di laurea per l’abilitazione all’insegnamento. Una professione che sembrava essere stata compromessa da un forte calo di “vocazioni”, e che ritorna invece a riaffacciarsi nel progetto di vita delle nuove generazioni.

La crisi della scuola, le mancate riforme o le riforme a tutti i costi, le crescenti difficoltà dei giovani, le forti contraddizioni della nostra società , la scarsa retribuzione e il mancato riconoscimento sociale di tale professione hanno continuato a metterne in luce le negatività piuttosto che le positività , disegnando scenari lavorativi del mondo della scuola poco accattivanti.

Molti giovani , invece, e non soltanto loro, sono andati e continuano ad andare controcorrente, optando per un corso di studi che abilita alla professione docente. Un scelta che non può che ricevere apprezzamento e sostegno sia tra coloro i quali operano nella scuola e per la scuola che tra i decisori politici ai quali spetta il compito di restituire all’insegnamento quel prestigio e quell’autorevolezza che, in questo ultimo ventennio, è venuta meno.

In questo quadro è più che comprensibile l’attesa per l’emanazione del decreto attuativo dell’art.5 della legge 53/2003, presentato alla stampa in bozza nel luglio scorso e non ancora passato alle commissioni parlamentari.

La volontà di voler intervenire, a tutto campo, su tutto l’impianto della formazione iniziale è confermata pienamente dalla bozza disponibile.

Il testo, anche se in alcune sue parti sembrerebbe prospettare più soluzioni, aperte al confronto con le diverse componenti ( commissioni parlamentari,Università, organizzazioni sindacali e professionali ecc.), presenta una sua omogeneità.

Una prima lettura ne esplicita il senso complessivo dal quale si potrebbe anche evincere la volontà di azzerare quasi tutto quello che è stato realizzato in questi anni nei corsi di laurea per maestri e nelle scuole di specializzazione. Ma vogliamo sperare che questa non sia la volontà dei politici, alla luce, tra l’altro, del dibattito e delle interlocuzioni che in questi anni hanno caratterizzato i rapporti tra supervisori ce i soggetti politici e istituzionali responsabili del progetto di formazione iniziale .

Le lauree specialistiche, così come veniva legiferato con l’art. 5 e nel decreto attuativo, completeranno la formazione iniziale dei docenti, orientandola rispetto alle discipline da insegnare e all’ordine di scuola prescelto. Questo nuovo segmento, finalizzato all’acquisizione delle competenze professionali, dovrebbe avvalersi delle esperienze positive, realizzate nei corsi di laurea e nelle SSIS, laddove sono riuscite a coniugare saperi di base e saperi professionalizzanti.

L’arricchimento del percorso formativo nei corsi di laurea e nelle SSIS, con l’introduzione dei laboratori disciplinari e didattici e le attività di tirocinio, progettate e condotte dai docenti supervisori , provenienti dalla scuola, hanno dato un contributo determinante per la costruzione del percorso di formazione iniziale. La figura e le competenze del supervisore, centrale in questo progetto risulta, invece, molto sfumata nel testo del decreto proposto.

Il tirocinio sembra avere viene collocato o , più precisamente, limitato al segmento del contratto di formazione lavoro. E’ lecito chiedersi le ragioni a sostegno di questa soluzione, dal momento che per legge le attività professionalizzanti sono previste in tutti i percorsi universitari. E allora perché sottovalutare o meglio mettere in secondo piano le competenze caratterizzanti il profilo professionale del docente ribaltando l’impianto che era stato seguito nell’attuazione dei corsi di laurea e delle scuole di specializzazione? Se un ritocco va fatto, e su questo c’è un consenso diffuso tra i diversi soggetti che in questi anni si sono occupati di formazione primaria, siamo convinti che non sarebbe dovuto andare in questa direzione. Una riduzione drastica del tirocinio e un suo “spostamento” all’interno del contratto di formazione lo ricolloca su un piano di subalternità rispetto ai “saperi” del curricolo universitario, ribaltando gli assunti sui quali si erano costruiti i progetti di formazione iniziale in corso.

Il nuovo impianto, delineato dal decreto, sembra ridurre i tempi e le modalità per lo sviluppo e l’acquisizione di un saper fare del docente , condizione determinante per un’efficace azione educativa finalizzata sia all’arricchimento individuale che della qualità del sistema di istruzione e formazione.

Un sapere che deve continuare ad avere una sua centralità nel percorso universitario, in quanto che l’insegnamento richiede l’acquisizione di conoscenze disciplinari e competenze operative da verificare e costruire sul campo attraverso la riflessione continua del dato esperenziale. E tutto ciò si può realizzare con un progetto di tirocinio che possa avvalersi di tempi distesi, di un coordinamento scientifico e di una attività che permetta al futuro docente di confrontare e riflettere, a livello individuale e all’interno del team, sul proprio fare.

In questo percorso formativo la professionalità di un docente “esperto” risulta essere essenziale sia per coordinare il processo che per garantire un rigore scientifico al fare dell’insegnante in formazione. La speranza dei molti docenti supervisori che, insieme ai docenti universitari, hanno “inventato” i percorsi di tirocinio, in questi anni, è che si precisi il testo del decreto andando in questa direzione, migliorando cioè l’ impianto attuale, che merita un suo riconoscimento, e tenendo, nel dovuto conto, i risultati raggiunti dagli studenti che hanno completato il corso di studi.

I curricoli formativi dei Corsi di Laurea e delle Scuole di specializzazione hanno rappresentato una proposta significativa per lo sviluppo delle competenze caratterizzanti il profilo professionale del docente. L’attivazione dei laboratori disciplinari, l’introduzione delle attività di tirocinio, oltre agli insegnamenti di base, hanno consentito una saldatura tra conoscenze pedagogiche e culturali e saperi professionali, caratterizzando, quindi, il percorso di studi in termini innovativi.

L’apporto professionale e culturale dei docenti provenienti dalle istituzioni scolastiche (supervisori) ha contribuito ad arricchire tale percorso con contenuti specifici, permettendo ai laureati e agli specializzati , il cui titolo è abilitante, di spendere le loro competenze in situazione con un bagaglio acquisito, non solo in forma teorica, ma in pratiche educative e didattiche.

Le aspettative di coloro i quali in questi anni si sono spesi per dare organicità a tale percorso vorrebbero ritrovare una qualificante saldatura tra l’esperienza in atto e il progetto del Ministro, attraverso l’ approfondimento del patrimonio di conoscenze acquisite.

Con questa speranza rivolgiamo un invito a chi dovrà prendere le decisioni, in sede politica e amministrativa , di legiferare su un piano di effettiva continuità con quanto è stato elaborato e realizzato di positivo, in questi anni, riconoscendo, tra l’altro, la professionalità e le competenze acquisite dai docenti supervisori che si sono “inventati” un sapere e un saper fare che non possono essere dispersi senza gli opportuni riconoscimenti culturali e professionali.

Ai tanti perché della ricerca del prof Luciano Corradini aggiungiamo il come che può dare qualche strumento in più e occasioni di riflessione a chi già opera nella scuola e a chi aspira a svolgere questa professione.

Indice "Problemi e prospettive"
Indice generale "Tirocinio"

   

  » Prodotto editoriale di riferimento








» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
-
(Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università "La Sapienza" Roma
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