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e prospettive - Sezione Speciale - "Tirocinio"
"Professione docente. Come formare e perché."
di Maria Rosa Ardizzone, docente supervisore
di tirocinio – Roma Tre
Insegnare perché. Così titola un volume appena uscito
per la Armando editore che presenta i risultati di una ricerca
sulla professione docente. Corradini, docente di pedagogia in
pensione da poco più di un anno e coordinatore della ricerca,
si interroga, ancora una volta, sulle motivazioni, i valori e
gli orientamenti di una professione che lui stesso non può
fare a meno di definire difficile, complessa, carica di una notevole
dose di coraggio e utopia ma che continua ad avere, nonostante
tutto, molti aspiranti tra le giovani generazioni. Un dato questo
confermato con autorevolezza dai numeri dei nuovi iscritti ai
corsi di laurea per maestri e alle scuole di specializzazione
che continuano a registrare un incremento significativo. Tra i
molti di coloro che scelgono di iscriversi ad un corso di laurea
o che decidono, dopo una laurea di primo livello, di intraprendere
una professione, una parte consistente si orienta verso i corsi
di laurea per l’abilitazione all’insegnamento. Una
professione che sembrava essere stata compromessa da un forte
calo di “vocazioni”, e che ritorna invece a riaffacciarsi
nel progetto di vita delle nuove generazioni.
La crisi della scuola, le mancate riforme o le riforme a tutti
i costi, le crescenti difficoltà dei giovani, le forti
contraddizioni della nostra società , la scarsa retribuzione
e il mancato riconoscimento sociale di tale professione hanno
continuato a metterne in luce le negatività piuttosto che
le positività , disegnando scenari lavorativi del mondo
della scuola poco accattivanti.
Molti giovani , invece, e non soltanto loro, sono andati e continuano
ad andare controcorrente, optando per un corso di studi che abilita
alla professione docente. Un scelta che non può che ricevere
apprezzamento e sostegno sia tra coloro i quali operano nella
scuola e per la scuola che tra i decisori politici ai quali spetta
il compito di restituire all’insegnamento quel prestigio
e quell’autorevolezza che, in questo ultimo ventennio, è
venuta meno.
In questo quadro è più che comprensibile l’attesa
per l’emanazione del decreto attuativo dell’art.5
della legge 53/2003, presentato alla stampa in bozza nel luglio
scorso e non ancora passato alle commissioni parlamentari.
La volontà di voler intervenire, a tutto campo, su tutto
l’impianto della formazione iniziale è confermata
pienamente dalla bozza disponibile.
Il testo, anche se in alcune sue parti sembrerebbe prospettare
più soluzioni, aperte al confronto con le diverse componenti
( commissioni parlamentari,Università, organizzazioni sindacali
e professionali ecc.), presenta una sua omogeneità.
Una prima lettura ne esplicita il senso complessivo dal quale
si potrebbe anche evincere la volontà di azzerare quasi
tutto quello che è stato realizzato in questi anni nei
corsi di laurea per maestri e nelle scuole di specializzazione.
Ma vogliamo sperare che questa non sia la volontà dei politici,
alla luce, tra l’altro, del dibattito e delle interlocuzioni
che in questi anni hanno caratterizzato i rapporti tra supervisori
ce i soggetti politici e istituzionali responsabili del progetto
di formazione iniziale .
Le lauree specialistiche, così come veniva legiferato con
l’art. 5 e nel decreto attuativo, completeranno la formazione
iniziale dei docenti, orientandola rispetto alle discipline da
insegnare e all’ordine di scuola prescelto. Questo nuovo
segmento, finalizzato all’acquisizione delle competenze
professionali, dovrebbe avvalersi delle esperienze positive, realizzate
nei corsi di laurea e nelle SSIS, laddove sono riuscite a coniugare
saperi di base e saperi professionalizzanti.
L’arricchimento del percorso formativo nei corsi di laurea
e nelle SSIS, con l’introduzione dei laboratori disciplinari
e didattici e le attività di tirocinio, progettate e condotte
dai docenti supervisori , provenienti dalla scuola, hanno dato
un contributo determinante per la costruzione del percorso di
formazione iniziale. La figura e le competenze del supervisore,
centrale in questo progetto risulta, invece, molto sfumata nel
testo del decreto proposto.
Il tirocinio sembra avere viene collocato o , più precisamente,
limitato al segmento del contratto di formazione lavoro. E’
lecito chiedersi le ragioni a sostegno di questa soluzione, dal
momento che per legge le attività professionalizzanti sono
previste in tutti i percorsi universitari. E allora perché
sottovalutare o meglio mettere in secondo piano le competenze
caratterizzanti il profilo professionale del docente ribaltando
l’impianto che era stato seguito nell’attuazione dei
corsi di laurea e delle scuole di specializzazione? Se un ritocco
va fatto, e su questo c’è un consenso diffuso tra
i diversi soggetti che in questi anni si sono occupati di formazione
primaria, siamo convinti che non sarebbe dovuto andare in questa
direzione. Una riduzione drastica del tirocinio e un suo “spostamento”
all’interno del contratto di formazione lo ricolloca su
un piano di subalternità rispetto ai “saperi”
del curricolo universitario, ribaltando gli assunti sui quali
si erano costruiti i progetti di formazione iniziale in corso.
Il nuovo impianto, delineato dal decreto, sembra ridurre i tempi
e le modalità per lo sviluppo e l’acquisizione di
un saper fare del docente , condizione determinante per un’efficace
azione educativa finalizzata sia all’arricchimento individuale
che della qualità del sistema di istruzione e formazione.
Un sapere che deve continuare ad avere una sua centralità
nel percorso universitario, in quanto che l’insegnamento
richiede l’acquisizione di conoscenze disciplinari e competenze
operative da verificare e costruire sul campo attraverso la riflessione
continua del dato esperenziale. E tutto ciò si può
realizzare con un progetto di tirocinio che possa avvalersi di
tempi distesi, di un coordinamento scientifico e di una attività
che permetta al futuro docente di confrontare e riflettere, a
livello individuale e all’interno del team, sul proprio
fare.
In questo percorso formativo la professionalità di un docente
“esperto” risulta essere essenziale sia per coordinare
il processo che per garantire un rigore scientifico al fare dell’insegnante
in formazione. La speranza dei molti docenti supervisori che,
insieme ai docenti universitari, hanno “inventato”
i percorsi di tirocinio, in questi anni, è che si precisi
il testo del decreto andando in questa direzione, migliorando
cioè l’ impianto attuale, che merita un suo riconoscimento,
e tenendo, nel dovuto conto, i risultati raggiunti dagli studenti
che hanno completato il corso di studi.
I curricoli formativi dei Corsi di Laurea e delle Scuole di specializzazione
hanno rappresentato una proposta significativa per lo sviluppo
delle competenze caratterizzanti il profilo professionale del
docente. L’attivazione dei laboratori disciplinari, l’introduzione
delle attività di tirocinio, oltre agli insegnamenti di
base, hanno consentito una saldatura tra conoscenze pedagogiche
e culturali e saperi professionali, caratterizzando, quindi, il
percorso di studi in termini innovativi.
L’apporto professionale e culturale dei docenti provenienti
dalle istituzioni scolastiche (supervisori) ha contribuito ad
arricchire tale percorso con contenuti specifici, permettendo
ai laureati e agli specializzati , il cui titolo è abilitante,
di spendere le loro competenze in situazione con un bagaglio acquisito,
non solo in forma teorica, ma in pratiche educative e didattiche.
Le aspettative di coloro i quali in questi anni si sono spesi
per dare organicità a tale percorso vorrebbero ritrovare
una qualificante saldatura tra l’esperienza in atto e il
progetto del Ministro, attraverso l’ approfondimento del
patrimonio di conoscenze acquisite.
Con questa speranza rivolgiamo un invito a chi dovrà prendere
le decisioni, in sede politica e amministrativa , di legiferare
su un piano di effettiva continuità con quanto è
stato elaborato e realizzato di positivo, in questi anni, riconoscendo,
tra l’altro, la professionalità e le competenze acquisite
dai docenti supervisori che si sono “inventati” un
sapere e un saper fare che non possono essere dispersi senza gli
opportuni riconoscimenti culturali e professionali.
Ai tanti perché della ricerca del prof Luciano Corradini
aggiungiamo il come che può dare qualche strumento in più
e occasioni di riflessione a chi già opera nella scuola
e a chi aspira a svolgere questa professione.
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Prodotto editoriale di riferimento
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» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
- (Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università
"La Sapienza" Roma
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