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  » Training logopedico in età scolare ©®2000-2008 Tutti i diritti riservati Infantiae.Org™ s.r.l.

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Rassegna di lavori scientifici


Training logopedico in età scolare: un modello di intervento di gruppo per bambini con disturbo specifico del linguaggio

a cura di Angela Santese, Università La Sapienza, Roma


Annovi, F. (2003). Training logopedico in età prescolare: un modello di intervento di gruppo per bambini con disturbo specifico di linguaggio. In Caselli M.C., Mariani E., Pieretti M.,, Logopedia in età evolutiva: percorsi di valutazione ed esperienze riabilitative, (pp. 111-130). Edizioni Del Cerro.

Il Tlep

Il Training logopedico in età prescolare (Tlep) è un modello d’intervento per la prevenzione dei disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) in bambini con disturbi specifici di linguaggio (DSL) dell’ultimo anno della scuola dell’infanzia. Ha come obiettivo quello di sostenere l’acquisizione di alcune competenze fondamentali per l’apprendimento della lingua scritta, che, spesso nei bambini con DSL, vengono raggiunte in ritardo o quando l’ambiente richiede loro di essere già maturi per sfruttarle. Il Tlep centra la sua attenzione sulle componenti di competenza-consapevolezza fonologica e su altre abilità linguistiche e extralinguistiche.
Il trattamento, organizzato per gruppi di 5 bambini, consta di cicli di terapia di 12 sedute, con aggiornamento periodico della presa in carica. Prevede una frequenza trisettimanale con sedute della durata di circa 3 ore. Conduttore del gruppo è il logopedista, coadiuvato da un operatore di supporto all’azione terapeutica.

 

» M. Orsolini, S. Capriolo, A. Santese “SUONO o SONO? Un compito di consapevolezza fonologica” (CD-Rom + guida pp. 24), Ediz. Infantiae.Org™, Roma 2005

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Elementi portanti del Tlep sono:
- spazio gruppale, rappresentato da persone, cose e situazioni condivise, quale contesto all’interno del quale ciascun bambino è chiamato ad apprendere in quanto soggetto attivo;
- correlazione fra lo sviluppo del linguaggio e processi di simbolizzazione, competenze prassiche, aspetti affettivo-relazionali;
- individualità del bambino;
- spazio del gruppo quale luogo privilegiato di sviluppo di abilità comunicative sovente compromesse nei bambini con DSL.

Le sedute sono organizzate in unità di terapia. Queste consentono l’attivazione di diversi nuclei d’intervento (logico-linguistico, meta-linguistico, prassico, visuo-percettivo…) rispondenti sia alle caratteristiche presentate dal gruppo nel suo complesso (età, livello mentale…) che alle esigenze terapeutiche specifiche dei partecipanti al medesimo gruppo.
In esse viene privilegiata una modalità di conduzione non intrusiva delle attività presentate, mediante l’esposizione a stimoli/modelli spontaneamente offerti dal contesto, attribuzioni di compiti sulla base delle richieste dei partecipanti e adattamento alle reazioni individuali. Sono previsti tuttavia momenti intrusivi circoscritti, graduati sulla base delle esigenze e capacità individuali, come il sostegno e la sollecitazione all’azione.
Le unità di terapia sono distinte in unità cardine, momenti costitutivi della seduta (apertura, chiusura della seduta e merenda), e unità intermedie che aprono spazi di attività variabilmente gestiti per cicli a diversa valenza terapeutica e in relazione alle esigenze emergenti del gruppo di terapia.
Il processo terapeutico trova coinvolti anche i genitori. Parallelamente al gruppo dei bambini viene tenuto il gruppo dei genitori con 3 incontri programmati in coincidenza della prima seduta, a metà ed a fine trattamento. In tali incontri, lo psicologo media e sostiene l’elaborazione dei vissuti e delle fantasie dei genitori connessi non solo al disturbo del bambino, ma anche alla partecipazione del proprio figlio ad un gruppo terapeutico.

Protocollo: Le unità di terapia

Unità di terapia cardine
Apertura della seduta: comunicare disegnando

La gestione terapeutica di gruppo richiede di porre attenzione alla fase di accoglienza dei partecipanti tale da consentire a ciascuno di riconoscervi un proprio spazio.
E’ previsto lo svolgimento di un’attività di disegno, nel lasso di tempo di 15 minuti accordato per l’accesso alla seduta, che si protrae poi in modo da garantire, anche all’ultimo arrivato, un tempo di transizione di circa 10 minuti prima dell’avvio dell’unità di terapia seguente. In questo modo l’attesa di tutti i partecipanti alla seduta si trasforma da sospensione in azione e quindi in una strategia terapeutica specifica.
I bambini sono chiamati a ritagliarsi, su di un unico vasto foglio, un proprio spazio che manterranno per tutto il corso del ciclo della terapia. Il tema del disegno, proposto dal gruppo in prima seduta, rappresenta il filo conduttore di realizzazioni individuali e parallele.
Il disegno, che viene completato nel tempo, presenta diverse funzioni:
— si offre ai partecipanti come occasione per esprimersi in modo dinamico assecondando i ritmi di adattamento di ciascuno all’ambiente fisico e relazionale;
— diventa patrimonio del gruppo, oggetto di commenti, ragionamenti, confronti…;
— per i più timidi ha un effetto rassicurante l’opportunità di concentrarsi sul foglio. Il disegno rappresenta, almeno all’inizio, un modo per prendere tempo, una scusa per evitare lo sguardo e per l’aggiramento dell’ostacolo comunicativo diretto;
— sembra stimolare i bambini a parlare di se: di quello che hanno fatto, che faranno o vorrebbero fare; il logopedista si occupa solo di mantenere viva la conversazione, intervenendo per rilanciare, sottolineare, ampliare quanto espresso dai bambini.
Tale unità di terapia è centrata sulla pragmatica della comunicazione.

Unità di terapia cardine Apertura della seduta: un calendario per il rilevamento delle presenze

L’obiettivo di familiarizzare i bambini con processi metalinguistici sfrutta lo spontaneo e prevedibile prendere atto di chi non c’è da parte dei presenti.
Il calendario, strumento per il rilevamento delle presenze, prende forma nel corso della prima seduta. Nelle sedute successive il logopedista lancia una conta con la quale viene individuato il primo partecipante che apporrà la propria presenza e che, a sua volta, eseguirà una conta per designare il successivo.
La segnalazione della presenza, come anche l’indicazione del nome della settimana, della data, si prestano per miriadi di possibilità, sia sul modo di registrarli che sui giochi ai quali possono dare spunto. Questi ultimi propongono bersagli terapeutici a carattere:
- esecutivo/grafo-motorio;
- audio-percettivo e/o visuo-percettivo legati all’identificazione, confronto, discriminazione di fonemi/grafemi dei nomi disponibili;
- metafonologico, quali ad esempio la sintesi-fonemi e la delezione della sillaba iniziale di nome.
Si prestano anche come verifica di abilità possedute, come costante rilevazione di abilità in via di acquisizione e come osservazione dello stile e dei tempi di apprendimento da parte di ciascuno.
Le attività proposte in questa unità di terapia sono centrate sull’acquisizione di competenze metalinguistiche con particolare attenzione agli aspetti metafonologici e comprendono anche nuclei di intervento a carattere:
- grafo-visuo-percettivo (es.: esecuzione di grafemi);
- audio-visuo-percettivo (es.:associazioni fonemi-grafemi);
- mnestico (es.: le conte);
- comunicativo-pragmatico (es.: rispetto dell’alternanza dei turni).
Inoltre, da un punto di vista comunicativo-linguistico, il calendario delle presenze, che scandisce il tempo, dando visibilità a passato, presente e futuro, è un’ottima occasione per l’esercizio di abilità morfo-sinattiche.

I° unità di terapia intermedia Giochi di oggetti, immagini e parole

La scelta delle attività per la I° unità di terapia intermedia si avvale di situazioni ludiche rivisitate in chiave terapeutica sia nel procedimento che nei contenuti a partire dai più comuni giochi di società (es.: tombola, gioco dell’oca, memory). Tali attività sono volte in genere alla promozione e/o al consolidamento di abilità nell’ambito della consapevolezza metafonologica ma possono anche essere condizionate dalla necessità di dedicare attenzione e tempo ad alcuni di quei processi evidenziati nel momento della rilevazione delle presenze.
La modalità di conduzione delle stimolazioni che riscuote più successo tra i bambini è la proposta del gioco a quiz. Affinché possano essere rispettati i percorsi evolutivi individuali viene offerto un tempo massimo di risposta misurato sulle possibilità del soggetto più debole e proposte differenziate per qualità e grado di difficoltà. La gara è ingaggiata tra colui che formula le domande (logopedista) e l’insieme di partecipanti al gioco. I punti vengono segnati su un tabellone. Trattandosi di una condizione di stimolazione e non di verifica di abilità è prevista la possibilità di ottenere un aiuto.

Unità cardine Una torta per agire comunicando

Mentre risponde al bisogno fisiologico dei bambini di mangiare qualcosa nel corso della mattina, anche alla merenda è assegnato un ruolo terapeutico ben preciso.
Sono i genitori a confezionare a casa, a turno, una torta con il proprio figlio e a scriverne insieme la ricetta.
Nel disporre i preparativi per procedere alla merenda, ogni bambino esplica un compito (es.: chi dispone sedie, togliette, bicchieri…). Quando tutti sono seduti intorno al tavolo, la logopedista legge la ricetta, viene scartata la torta e il bambino che la offre si occupa di tagliarla a fettine e di porgerla agli altri.
Questa unità di terapia converge sulla problematica comunicativa e prassica e, al contempo, risulta impegnativa di più nuclei d’intervento:
- comunicativo (es.: occasione di aggregazione comunicativa all’interno della famiglia, nel gruppo di bambini; spostamento, in famiglia, di tematiche comunicative ad attività proprie della vita adulta);
- comunicativo-linguistico (es.: motivazione alla comprensione di messaggi verbali comprensibili, rispetto dell’alternanza del turno);
- metalinguistico (esposizione del bambino alla lingua scritta: la ricetta);
- logico-linguistico (es.: sollecitazioni di ordine spazio-temporale nel confronto fra il prima e il dopo: ingredientiàprodotto finito; esposizione ad operazioni di enumerazione: conteggio dei partecipanti…);
- pressico (es.: uso del coltello).
La merenda con torta riveste un ruolo del tutto speciale rispetto al coinvolgimento della famiglia nel processo di recupero comunicativo-linguistico. Oltre a rappresentare l’introduzione di un elemento festoso particolarmente gradito ai bambini si propone anche come prevenzione per la sindrome da esclusione vissuta dai genitori che in questo modo sono chiamati a partecipare alla dinamica del gruppo dei bambini.

II unità di terapia intermedia Giochi audio-fono-corporei: il racconto

La scelta delle attività per la II° unità di terapia intermedia è centrata sugli aspetti fonologici del linguaggio unitamente alla drammatizzazione di un tema narrativo che trova progressiva costruzione nel corso del ciclo di trattamento e che prevede una progressiva riduzione dell’intervento dell’adulto.
Il logopedista si propone come regista. Può avvalersi di supporti visivi (storia in sequenza) o procedere solo sul piano verbale. Concentra inizialmente la partecipazione su specifici elementi del racconto, caratterizzanti ambientazione, personaggi, emozioni, richiedendone l’enfatizzazione attraverso la proposta di associazioni audio/verbo-motorie.

Unità di terapia cardine Chiusura della seduta: saluto ritualizzato e percorso d’uscita

La chiusura della seduta è scandita in 2 momenti: il saluto in senso stretto e il percorso che deve essere coperto per andare dalla stanza di terapia alla sala d’attesa.
Tale unità di terapia non prevede l’attivazione di percorsi differenziati individuali.
Costa di atti prassici, spazio-temporali e discriminativo-uditivi.
Il saluto ritualizzato, lo stesso dalla prima all’ultima seduta, prevede una piccola coreografia realizzata sul posto o in movimento. E’ proposto dal logopedista e prevede un impegno elementare di abilità motorie.
La modalità con cui può essere coperto il percorso d’uscita, da una parte è affidata all’inventiva dei bambini e d’altra trova strutturazione con il contributo dell’adulto. Gli spunti offerti dai bambini, in genere esemplificati, vengono esplicitati a parole dal logopedista, che li associa tra di loro e li integra con l’obiettivo di creare una coordinazione dinamica verbo-motoria che alleni l’attenzione e la discriminazione uditiva, la pausa e il ritmo.

Conclusioni

Il Tlep presenta un carattere di flessibilità e quindi di estendibilità applicativa anche ad altri contesti terapeutici variabili per età, tipo di patologia ed entità della compromissione.
Le singole unità di terapia trovano pratica ed efficace applicazione anche in sedute di gruppo non conformi al protocollo indicato.

Indice della Sezione

   

  » Prodotto editoriale di riferimento






» Titolo
"Suono o Sono? - Un compito di consapevolezza fonologica"
-
(Cd-rom + guida pp.24)
- di Margherita Orsolini, Sara Capriolo, Angela Santese
- Facoltà di Psicologia 2, Università "La Sapienza" Roma

» Costo
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- PACCO ORDINARIO CONTRASSEGNO (consegna 8/10 gg lavorativi) = € 2,70
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