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Rassegna di lavori scientifici
Training logopedico in età scolare: un modello di
intervento di gruppo per bambini con disturbo specifico
del linguaggio
a cura di Angela Santese,
Università La Sapienza, Roma
Annovi, F. (2003). Training
logopedico in età prescolare: un modello di intervento
di gruppo per bambini con disturbo specifico di linguaggio.
In Caselli M.C., Mariani E., Pieretti M.,,
Logopedia in età evolutiva: percorsi
di valutazione ed esperienze riabilitative,
(pp. 111-130). Edizioni Del Cerro.
Il Tlep
Il Training logopedico in età prescolare (Tlep) è
un modello d’intervento per la prevenzione dei disturbi
specifici dell’apprendimento (DSA) in bambini con
disturbi specifici di linguaggio (DSL) dell’ultimo
anno della scuola dell’infanzia. Ha come obiettivo
quello di sostenere l’acquisizione di alcune competenze
fondamentali per l’apprendimento della lingua scritta,
che, spesso nei bambini con DSL, vengono raggiunte in ritardo
o quando l’ambiente richiede loro di essere già
maturi per sfruttarle. Il Tlep centra la sua attenzione
sulle componenti di competenza-consapevolezza fonologica
e su altre abilità linguistiche e extralinguistiche.
Il trattamento, organizzato per gruppi di 5 bambini, consta
di cicli di terapia di 12 sedute, con aggiornamento periodico
della presa in carica. Prevede una frequenza trisettimanale
con sedute della durata di circa 3 ore. Conduttore del gruppo
è il logopedista, coadiuvato da un operatore di supporto
all’azione terapeutica. |
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» M. Orsolini,
S. Capriolo, A. Santese “SUONO o SONO? Un compito
di consapevolezza fonologica” (CD-Rom + guida pp.
24), Ediz. Infantiae.Org™, Roma 2005
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Elementi portanti del Tlep sono:
- spazio gruppale, rappresentato da persone, cose e situazioni
condivise, quale contesto all’interno del quale ciascun
bambino è chiamato ad apprendere in quanto soggetto attivo;
- correlazione fra lo sviluppo del linguaggio e processi di simbolizzazione,
competenze prassiche, aspetti affettivo-relazionali;
- individualità del bambino;
- spazio del gruppo quale luogo privilegiato di sviluppo di abilità
comunicative sovente compromesse nei bambini con DSL.
Le sedute sono organizzate in unità di terapia.
Queste consentono l’attivazione di diversi nuclei d’intervento
(logico-linguistico, meta-linguistico, prassico, visuo-percettivo…)
rispondenti sia alle caratteristiche presentate dal gruppo nel
suo complesso (età, livello mentale…) che alle esigenze
terapeutiche specifiche dei partecipanti al medesimo gruppo.
In esse viene privilegiata una modalità di conduzione non
intrusiva delle attività presentate, mediante l’esposizione
a stimoli/modelli spontaneamente offerti dal contesto, attribuzioni
di compiti sulla base delle richieste dei partecipanti e adattamento
alle reazioni individuali. Sono previsti tuttavia momenti intrusivi
circoscritti, graduati sulla base delle esigenze e capacità
individuali, come il sostegno e la sollecitazione all’azione.
Le unità di terapia sono distinte in unità cardine,
momenti costitutivi della seduta (apertura, chiusura della seduta
e merenda), e unità intermedie che aprono spazi
di attività variabilmente gestiti per cicli a diversa valenza
terapeutica e in relazione alle esigenze emergenti del gruppo
di terapia.
Il processo terapeutico trova coinvolti anche i genitori. Parallelamente
al gruppo dei bambini viene tenuto il gruppo dei genitori con
3 incontri programmati in coincidenza della prima seduta, a metà
ed a fine trattamento. In tali incontri, lo psicologo media e
sostiene l’elaborazione dei vissuti e delle fantasie dei
genitori connessi non solo al disturbo del bambino, ma anche alla
partecipazione del proprio figlio ad un gruppo terapeutico.
Protocollo: Le unità di terapia
Unità di terapia cardine
Apertura della seduta: comunicare disegnando
La gestione terapeutica di gruppo richiede di porre attenzione
alla fase di accoglienza dei partecipanti tale da consentire a
ciascuno di riconoscervi un proprio spazio.
E’ previsto lo svolgimento di un’attività di
disegno, nel lasso di tempo di 15 minuti accordato per l’accesso
alla seduta, che si protrae poi in modo da garantire, anche all’ultimo
arrivato, un tempo di transizione di circa 10 minuti prima dell’avvio
dell’unità di terapia seguente. In questo modo l’attesa
di tutti i partecipanti alla seduta si trasforma da sospensione
in azione e quindi in una strategia terapeutica specifica.
I bambini sono chiamati a ritagliarsi, su di un unico vasto foglio,
un proprio spazio che manterranno per tutto il corso del ciclo
della terapia. Il tema del disegno, proposto dal gruppo in prima
seduta, rappresenta il filo conduttore di realizzazioni individuali
e parallele.
Il disegno, che viene completato nel tempo, presenta diverse funzioni:
— si offre ai partecipanti come occasione per esprimersi
in modo dinamico assecondando i ritmi di adattamento di ciascuno
all’ambiente fisico e relazionale;
— diventa patrimonio del gruppo, oggetto di commenti, ragionamenti,
confronti…;
— per i più timidi ha un effetto rassicurante l’opportunità
di concentrarsi sul foglio. Il disegno rappresenta, almeno all’inizio,
un modo per prendere tempo, una scusa per evitare lo sguardo e
per l’aggiramento dell’ostacolo comunicativo diretto;
— sembra stimolare i bambini a parlare di se: di quello
che hanno fatto, che faranno o vorrebbero fare; il logopedista
si occupa solo di mantenere viva la conversazione, intervenendo
per rilanciare, sottolineare, ampliare quanto espresso dai bambini.
Tale unità di terapia è centrata sulla pragmatica
della comunicazione.
Unità di terapia cardine
Apertura della seduta: un calendario per il rilevamento delle
presenze
L’obiettivo di familiarizzare i bambini con processi metalinguistici
sfrutta lo spontaneo e prevedibile prendere atto di chi non c’è
da parte dei presenti.
Il calendario, strumento per il rilevamento delle presenze, prende
forma nel corso della prima seduta. Nelle sedute successive il
logopedista lancia una conta con la quale viene individuato il
primo partecipante che apporrà la propria presenza e che,
a sua volta, eseguirà una conta per designare il successivo.
La segnalazione della presenza, come anche l’indicazione
del nome della settimana, della data, si prestano per miriadi
di possibilità, sia sul modo di registrarli che sui giochi
ai quali possono dare spunto. Questi ultimi propongono bersagli
terapeutici a carattere:
- esecutivo/grafo-motorio;
- audio-percettivo e/o visuo-percettivo legati all’identificazione,
confronto, discriminazione di fonemi/grafemi dei nomi disponibili;
- metafonologico, quali ad esempio la sintesi-fonemi e la delezione
della sillaba iniziale di nome.
Si prestano anche come verifica di abilità possedute, come
costante rilevazione di abilità in via di acquisizione
e come osservazione dello stile e dei tempi di apprendimento da
parte di ciascuno.
Le attività proposte in questa unità di terapia
sono centrate sull’acquisizione di competenze metalinguistiche
con particolare attenzione agli aspetti metafonologici e comprendono
anche nuclei di intervento a carattere:
- grafo-visuo-percettivo (es.: esecuzione di grafemi);
- audio-visuo-percettivo (es.:associazioni fonemi-grafemi);
- mnestico (es.: le conte);
- comunicativo-pragmatico (es.: rispetto dell’alternanza
dei turni).
Inoltre, da un punto di vista comunicativo-linguistico, il calendario
delle presenze, che scandisce il tempo, dando visibilità
a passato, presente e futuro, è un’ottima occasione
per l’esercizio di abilità morfo-sinattiche.
I° unità di terapia intermedia
Giochi di
oggetti, immagini e parole
La scelta delle attività per la I° unità di
terapia intermedia si avvale di situazioni ludiche rivisitate
in chiave terapeutica sia nel procedimento che nei contenuti a
partire dai più comuni giochi di società (es.: tombola,
gioco dell’oca, memory). Tali attività sono volte
in genere alla promozione e/o al consolidamento di abilità
nell’ambito della consapevolezza metafonologica ma possono
anche essere condizionate dalla necessità di dedicare attenzione
e tempo ad alcuni di quei processi evidenziati nel momento della
rilevazione delle presenze.
La modalità di conduzione delle stimolazioni che riscuote
più successo tra i bambini è la proposta del gioco
a quiz. Affinché possano essere rispettati i percorsi evolutivi
individuali viene offerto un tempo massimo di risposta misurato
sulle possibilità del soggetto più debole e proposte
differenziate per qualità e grado di difficoltà.
La gara è ingaggiata tra colui che formula le domande (logopedista)
e l’insieme di partecipanti al gioco. I punti vengono segnati
su un tabellone. Trattandosi di una condizione di stimolazione
e non di verifica di abilità è prevista la possibilità
di ottenere un aiuto.
Unità cardine
Una torta per agire comunicando
Mentre risponde al bisogno fisiologico dei bambini di mangiare
qualcosa nel corso della mattina, anche alla merenda è
assegnato un ruolo terapeutico ben preciso.
Sono i genitori a confezionare a casa, a turno, una torta con
il proprio figlio e a scriverne insieme la ricetta.
Nel disporre i preparativi per procedere alla merenda, ogni bambino
esplica un compito (es.: chi dispone sedie, togliette, bicchieri…).
Quando tutti sono seduti intorno al tavolo, la logopedista legge
la ricetta, viene scartata la torta e il bambino che la offre
si occupa di tagliarla a fettine e di porgerla agli altri.
Questa unità di terapia converge sulla problematica comunicativa
e prassica e, al contempo, risulta impegnativa di più nuclei
d’intervento:
- comunicativo (es.: occasione di aggregazione comunicativa all’interno
della famiglia, nel gruppo di bambini; spostamento, in famiglia,
di tematiche comunicative ad attività proprie della vita
adulta);
- comunicativo-linguistico (es.: motivazione alla comprensione
di messaggi verbali comprensibili, rispetto dell’alternanza
del turno);
- metalinguistico (esposizione del bambino alla lingua scritta:
la ricetta);
- logico-linguistico (es.: sollecitazioni di ordine spazio-temporale
nel confronto fra il prima e il dopo: ingredientiàprodotto
finito; esposizione ad operazioni di enumerazione: conteggio dei
partecipanti…);
- pressico (es.: uso del coltello).
La merenda con torta riveste un ruolo del tutto speciale rispetto
al coinvolgimento della famiglia nel processo di recupero comunicativo-linguistico.
Oltre a rappresentare l’introduzione di un elemento festoso
particolarmente gradito ai bambini si propone anche come prevenzione
per la sindrome da esclusione vissuta dai genitori che in questo
modo sono chiamati a partecipare alla dinamica del gruppo dei
bambini.
II unità di terapia intermedia
Giochi audio-fono-corporei: il racconto
La scelta delle attività per la II° unità di
terapia intermedia è centrata sugli aspetti fonologici
del linguaggio unitamente alla drammatizzazione di un tema narrativo
che trova progressiva costruzione nel corso del ciclo di trattamento
e che prevede una progressiva riduzione dell’intervento
dell’adulto.
Il logopedista si propone come regista. Può avvalersi di
supporti visivi (storia in sequenza) o procedere solo sul piano
verbale. Concentra inizialmente la partecipazione su specifici
elementi del racconto, caratterizzanti ambientazione, personaggi,
emozioni, richiedendone l’enfatizzazione attraverso la proposta
di associazioni audio/verbo-motorie.
Unità di terapia cardine
Chiusura della seduta: saluto ritualizzato e percorso d’uscita
La chiusura della seduta è scandita in 2 momenti: il saluto
in senso stretto e il percorso che deve essere coperto per andare
dalla stanza di terapia alla sala d’attesa.
Tale unità di terapia non prevede l’attivazione di
percorsi differenziati individuali.
Costa di atti prassici, spazio-temporali e discriminativo-uditivi.
Il saluto ritualizzato, lo stesso dalla prima all’ultima
seduta, prevede una piccola coreografia realizzata sul posto o
in movimento. E’ proposto dal logopedista e prevede un impegno
elementare di abilità motorie.
La modalità con cui può essere coperto il percorso
d’uscita, da una parte è affidata all’inventiva
dei bambini e d’altra trova strutturazione con il contributo
dell’adulto. Gli spunti offerti dai bambini, in genere esemplificati,
vengono esplicitati a parole dal logopedista, che li associa tra
di loro e li integra con l’obiettivo di creare una coordinazione
dinamica verbo-motoria che alleni l’attenzione e la discriminazione
uditiva, la pausa e il ritmo.
Conclusioni
Il Tlep presenta un carattere di flessibilità e quindi
di estendibilità applicativa anche ad altri contesti terapeutici
variabili per età, tipo di patologia ed entità della
compromissione.
Le singole unità di terapia trovano pratica ed efficace
applicazione anche in sedute di gruppo non conformi al protocollo
indicato.
• Indice
della Sezione
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Prodotto editoriale di riferimento
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» Titolo
"Suono o Sono? - Un compito di consapevolezza fonologica"
- (Cd-rom + guida pp.24)
- di Margherita Orsolini, Sara Capriolo, Angela Santese
- Facoltà di Psicologia 2, Università "La
Sapienza" Roma
» Costo
- Prezzo al pubblico = € 34,00
- Prezzo "Sconto 50% Università" = €
17,00
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"Suono o Sono?" a € 34,00
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» Spese di spedizione
- PACCO ORDINARIO (consegna 8/10 gg lavorativi) = € 0,93
(*)
- PACCO ORDINARIO CONTRASSEGNO (consegna 8/10 gg lavorativi)
= € 2,70
- PACCO CELERE TRE CONTRASSEGNO (consegna 3/4 gg lavorativi)
= € 8,00
(*) Pagamento in carta di credito, bonifico bancario, c/c postale
• Contatti
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