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"Integrazione della disabilità
e partecipazione al discorso in classe"
Marilena Fatigante, Università ‘La
Sapienza’ di Roma
Franca Orletti, Università di Roma
Tre
- Sezione "L’insegnante e il bambino
con difficoltà" dal cd-rom (guida pp.48
+ CD-ROM) "DAP - Discorso e Apprendimento",
Edizioni Infantiae.Org™, Roma, 2005
L’Italia è uno dei paesi mossisi
con maggiore anticipo - rispetto a quanto è avvenuto
in altre nazioni europee e negli Stati Uniti- in materia
di legislazione relativa all’integrazione scolastica
dei bambini con disabilità; è del 1977 il
primo testo (legge 517) che abolisce le classi differenziali
e dispone ‘forme particolari di integrazione e di
sostegno a favore degl alunni portatori di handicap’.
Alla conquista legislativa tuttavia è a lungo seguita
una pratica scolastica - incoraggiata anche da parte della
ricerca scientifica - centrata sull’individualizzazione
e sulla differenziazione del percorso di apprendimenti del
bambino rispetto a quello del gruppo- classe. Come consulente
psicologa alle famiglie (vedi Marilena Fatigante ndr), ancora
oggi sento riferire di casi nei quali il bambino viene sistematicamente
sottratto alla classe durante l’ora di sostegno. Del
resto, una certa letteratura sull’handicap e la riabilitazione
ha concentrato i suoi sforzi sullo studio del funzionamento
mentale individuale del bambino e sull’individuazione
di strumenti che ne potenziassero le strategie cognitive
o metacognitive, e ne colmassero le lacune specifiche associate
al ritardo o disabilità di un certo tipo. Senza sottrarre
validità agli studi condotti in questo ambito, riteniamo
tuttavia che esista un altro modo di fare ricerca e, con
essa, di individuare una pratica educativa utile ad un’autentica
integrazione del bambino con disabilità, sia sul
piano delle competenze e apprendimenti, sia sul piano delle
relazioni.
Dal 2001 abbiamo preso parte ad un progetto cofinanziato
- Discorso e Apprendimento Cofin 2000- che ha visto la collaborazione
di cinque unità di ricerca afferenti a diverse università
sul territorio nazionale. Interesse comune delle diverse
unità di ricerca è stato lo studio dell’interazione
e del discorso in classe come veicolo per gli apprendimenti
(cf. Pontecorvo, Ajello, Zucchermaglio 1991; Orletti 2000;
Fasulo & Girardet 2001), realizzato attraverso la collezione
di materiale audio e videoregistrato in diverse classi durante
il normale orario di lezione.
Come unità di ricerca dell’Università
di Roma Tre, diretta dalla prof.ssa Franca Orletti , abbiamo
scelto di osservare e documentare l’interazione tra
insegnante e bambini in una classe dove fosse segnalato
un/a bambino/a con disabilità, allo scopo di analizzare
se e come cambiano, da un lato, le strategie discorsive
impiegate con un tipo di bambino ‘diverso’ da
quello normativamente atteso e, dall’altro, il tipo
di partecipazione del bambino stesso al discorso e all’attività
del gruppo.
Troppo spesso le aspettative di inadeguatezza su questi
bambini guidano il comportamento comunicativo delle figure
educative nei loro confronti, che dunque non sollecitano
una partecipazione pari a quella degli altri bambini ‘nella
norma’ (Orletti 2003).
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Il cofanetto "DAP - DISCORSO
E APPRENDIMENTO" ( CD-ROM + libretto/guida
pp.48), Ediz. Infantiae.Org™, Roma 2005 - Euro 34,00
+ spese di spedizione.
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Se si considera il bambino nella sua globalità
e non nella parcellizzazione delle competenze o lacune, si può
osservare che anche il bambino con possibilità limitate
di apprendimento e limitate capacità di elaborazione cognitiva
possa invece mostrare un'elevata competenza in qualità
di interlocutore, una competenza che può essere sfruttata
come veicolo per la costruzione di conoscenze e per la costruzione
di un’immagine di sé più efficace.
La ricerca si colloca entro una prospettiva costruttivista, secondo
la quale il bambino (e, più in generale, l’individuo)
non si costruisce isolatamente ma nell’interazione con l’altro,
e dunque qualsiasi definizione, es. quella di bambino ‘normale’,
come quella di bambino ‘con difficoltà’ o ‘disabilità’,
non è qualcosa di stabilmentente associato all’individuo,
bensì realizzato e costantemente negoziato attraverso il
discorso con gli altri (Antaki e Widdicombe, 1998).
Quale prodotto della ricerca - qui solo brevemente delineata –
sarà presto disponibile (maggio 2005) un Cd-rom
di formazione dal titolo "DAP - Discorso e apprendimento".
Il Cd-rom, con allegata una guida di pp.48, è rivolto ad
insegnanti degli ambiti disciplinari e di sostegno, a figure professionali
quali terapisti della riabilitazione, logopedisti e psicomotricisti,
e infine a coloro (psicologi, pedagogisti, psicopedagogisti etc.)
che si occupano di formazione e di elaborazione di strumenti e
tecniche psico-pedagogiche specifiche per sostenere gli apprendimenti
in bambini con ritardo nelle acquisizioni scolastiche. Proponendo
esempi di interazioni reali audioregistrati, corredati dei relativi
trascritti (che riportano ciò che bambini e insegnanti
dicono durante la registrazione) e di tracce di analisi per l’osservazione
dei fenomeni conversazionali rilevanti, il Cd-rom promuove una
riflessione sull’importanza del discorso in classe come
opportunità per creare integrazione sia nelle relazioni
che nelle competenze di bambini che hanno maggiori difficoltà
‘a stare al passo’ degli altri negli apprendimenti
Abbiamo deciso di titolare la sezione del cd-rom "L’insegnante
e il bambino con difficoltà", volutamente
lasciando il riferimento alle difficoltà aspecifico, in
quanto l’intento è di concentrarsi non già
sul diagnosticare e differenziare il percorso formativo (sia dell’insegnante
che del bambino) su una specifica area di disabilità quanto
di considerare prioritario intervenire sulla difficoltà
di partecipazione al discorso in classe, che qualsiasi tipo di
difficoltà può (o meno) motivare nel bambino. Come
vedremo, i bambini delle classi che hanno preso parte alla ricerca,
pur possedendo una ‘certificazione’ diversa (per due
di loro si tratta di ‘disturbo del linguaggio’, per
una terza bambina invece di generico ritardo dell’apprendimento
e difficoltà di relazione), condividono come elemento fondamentale
la difficoltà a partecipare alle ‘ordinarie’
pratiche di interazione e apprendimento della classe, ed è
sulle forme di questa mancata o differente partecipazione che
il Cd-rom proporrà una serie di analisi e riflessioni specifiche.
Speriamo di stimolare, con questa proposta, una riflessione sulle
modalità di dialogare con questi bambini, e di costruire
conoscenza insieme con loro e con la classe attraverso la conversazione.
Da punto di vista tecnico, infine, speriamo di motivare un interesse
maggiore all’esercizio e allo studio analitico del discorso
in classe, perché crediamo che questo sia territorio e
strumento per osservare la costruzione non solo delle conoscenze
e delle abilità dei bambini ma anche nella loro identità
sociale di abili, e partecipi, interlocutori. E’, infatti,
attraverso il linguaggio e attraverso la partecipazione del bambino
al discorso e alle pratiche sociali significative di una data
comunità che il bambino si costruisce come persona.
Bibliografia
Antaki, C., Widdicombe, S. (eds.), (1998) Identities in Talk,
London, Sage.
Fasulo, A., Girardet, H., (2001) “Il dialogo nella situazione
scolastica”, in Bazzanella, C. (a cura di), Sul dialogo.
Contesti e forme di interazione verbale, Torino, Guerini e associati.
Orletti, F. (2000) La conversazione diseguale, Carocci Editore,
Roma.
Orletti, F. “La costruzione conversazionale dell’identità
sociale: disabilità in classe”, in Studi Italiani
si Linguistica Teorica e Applicata, III, 2003
Pontecorvo, C., Aiello, A.M., Zucchermaglio, C. (1991) Discutendo
si impara. Roma: NIS
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» Le
comunità di apprendimento
- a cura di Donatella Cesareni*, Antonio Iannaccone**, Beatrice
Ligorio***
- *Università “La Sapienza” Roma, ** Università
di Salerno, *** Università di Bari |
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Prodotto editoriale di riferimento
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» Titolo
"DAP - Discorso e apprendimento"
- (Cd-rom + guida pp.48) - Progetto interuniversitario
- a cura di Clotilde Pontecorvo, Facoltà di Psicologia 2, Università
"La Sapienza" Roma
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