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"Nido e continuità educativa"

"Il nido e la continuità educativa" - tratto da C. Monaco "ZeroTre. Che cosa fanno i bambini al Nido", Ediz. Infantiae.Org™, 2007

Come è emerso in altre aree tematiche, la situazione italiana rispetto alla diffusione dei nidi comunali e, in generale dei servizi per la prima infanzia, si presenta fortemente disomogenea: di fatto, non tutti i bambini nel nostro Paese hanno le stesse opportunità di accedere ad un percorso formativo che li riguardi, soprattutto nei primi tre anni di vita. La situazione diventa più omogenea - pur con notevoli differenze a livello regionale - per quanto riguarda la scuola dell'infanzia, rivolta a bambini di età compresa tra tre e sei anni.

In tempi relativamente recenti, la convinzione che il diritto all'educazione debba essere esteso a tutti i bambini nella cosiddetta "età prescolare" (zero-sei anni), e non solo ad alcuni, è diventata particolarmente diffusa e radicata in ambito educativo, ma anche a livello politico-istituzionale. L'intenzione è quella di superare la legge 1044/71 che, per quanto fondamentale e innovativa al momento della sua approvazione, non può assolutamente considerarsi adeguata alla situazione italiana attuale.

Uno dei possibili interventi, volti ad estendere il diritto all'educazione a tutti i bambini italiani, consiste nella creazione di situazioni educative "nuove", di solito definite "Zerosei", che si rivolgono a bambini di età compresa tra zero e sei anni. La necessità di trovare una forma di raccordo tra nido e scuola dell'infanzia si fonda sulla consapevolezza che il percorso formativo del bambino è di per sé un processo continuo, non frammentato né tanto meno frammentabile. L'esigenza di tutelare la continuità educativa in questa fascia di età incontra, tuttavia, non solo ostacoli di ordine teorico-metodologico (il "bambino affettivo" del nido Vs il "bambino socio-cognitivo e autonomo" della scuola dell'infanzia; cfr. Savio, 2003), ma anche alcune difficoltà di carattere istituzionale. Infatti, mentre i nidi pubblici in Italia sono a gestione comunale, nella maggior parte dei casi le scuole dell'infanzia sono di carattere statale e questa differenza non agevola la messa in opera di strutture del tipo zerosei, che tutelino la continuità del percorso educativo dei bambini "in età prescolare".

Nonostante le difficoltà appena esposte, in Italia negli ultimi quindici anni sono state realizzate diverse esperienze di continuità educativa tra nido e scuola dell'infanzia (cfr. ad esempio Cardini, 1991; Catarsi, 1991; Gamberini, 2007; Gamberini, Di Camillo, 2007), nella convinzione che per una "buona" crescita infantile sia necessario smussare e mitigare lo scarto che il bambino incontra nel passaggio verticale da un servizio educativo all'altro. L'obiettivo è lavorare insieme all'individuazione delle finalità principali del percorso educativo, inteso come "progetto culturale unitario" (Borghi, Guerra, 1992), il cui raggiungimento prevede la mobilitazione di strumenti e risorse specifici. Un esempio di finalità condivisa tra nido e scuola dell'infanzia potrebbe essere il processo di responsabilizzazione sociale del bambino piccolo, ovvero l'interiorizzazione del passaggio da una modalità eteronoma (attribuita all'esterno) ad una autonoma (attribuita a sé stesso) di approccio alle regole. Nonostante alcuni studi sullo sviluppo cognitivo vorrebbero che questo passaggio non si verifichi prima dei sei-sette anni, l'esperienza del nido dimostra quanto precoce sia il processo di responsabilizzazione sociale e quanto possa influire, in tal senso, l'interazione ripetuta e prolungata con bambini "più vecchi", con un bagaglio di competenze e di conoscenze decisamente più ricco ed elaborato.

Le esperienze di continuità educativa che coinvolgono bambini di età compresa tra zero e sei anni possono avere connotazioni differenti.

In molti casi, si lavora alla realizzazione di un "progetto zerosei", che si propone di sostenere i bambini nel processo di attribuzione di significati e di ricomposizione delle esperienze: il nido e la scuola dell'infanzia si pongono degli obiettivi condivisi rispetto al percorso educativo del bambino e - nel mantenimento della propria identità - lavorano in maniera congiunta al raggiungimento di tali obiettivi, pur percorrendo strade diverse (Gamberini, 2007). In quest'ottica, l'elemento di discontinuità è dato dalle risorse, dagli strumenti e dai contenuti, attraverso cui le due tipologie di servizio si adoperano per raggiungere una meta condivisa. Un progetto zerosei prevede delle specifiche forme di interazione e comunicazione non solo tra gli adulti, ma anche tra i bambini che frequentano il nido e quelli che si trovano già nella scuola dell'infanzia. Si definiscono, ad esempio, delle strategie di familiarizzazione, che possono prevedere momenti o giornate di visite, incontri o attività condivise, grazie ai quali i bambini dei due servizi possono entrare in contatto e co-costruire relazioni, significati e conoscenze.

In altre situazioni, benché ancora poco diffuse, le esperienze di continuità tra nido e scuola dell'infanzia sono diventate dei veri e propri "centri zerosei" che, in un'unica struttura, accolgono i bambini di questa fascia di età (Cardini, 1991). In questi casi, in cui spesso - per ragioni di carattere organizzativo-strutturale - i bambini sono ammessi a partire dal compimento del decimo-dodicesimo mese, sono previsti gruppi eterogenei per età (ad esempio, dodici-trenta, trenta-quarantotto, quarantotto-settantadue mesi). In tal modo, i bambini interagiscono quotidianamente con alcuni coetanei, ma anche con alcuni bambini più grandi e/o più piccoli, all'interno di un contesto fisico e relazionale stabile e familiare.

Negli ultimi decenni, alcuni studi hanno dimostrato l'utilità dell'interazione tra bambini di età diversa dal punto di vista dello sviluppo cognitivo e socio-relazionale (i.e. Rothestein-Fish, Howes, 1988; Verba, Isambert, 1988). Infatti, che si tratti di un progetto o di un centro zerosei, l'idea psico-educativa sottostante al concetto di continuità tra nido e scuola dell'infanzia è che gli scambi, le comunicazioni e le relazioni tra bambini di età diversa - soprattutto se adeguatamente sostenuti e supportati dagli adulti di riferimento - possono rappresentare non solo un valido elemento di crescita e di sviluppo per entrambe le parti, ma anche un'importante risorsa educativa. Come afferma Catarsi (1991), in queste situazioni di asimmetria anagrafica e di competenze, da un lato si assiste ad una forte spinta imitativa dei bambini più piccoli nei confronti dei grandi, dall'altra questi ultimi manifestano atteggiamenti di "adozione del ruolo di cura" verso i primi, stabilendo con loro una relazione privilegiata.

Per concludere, vorrei sottolineare che le esperienze - o i tentativi di esperienza - di continuità educativa zerosei confermano che le difficoltà più grandi, dal punto di vista comunicativo e interazionale, riguardano in maniera specifica il mondo degli adulti, in cui la tendenza a negoziare, mediare e co-costruire si è spesso andata affievolendo e smorzando a favore di attriti, incomprensioni e discontinuità. In altre parole, in molte situazioni la continuità educativa rimane una meta non troppo vicina, anche a causa della difficoltà degli adulti - che provengono da percorsi formativi ed esperenziali a volte molto diversi - di decentrarsi e muoversi verso altri punti di vista.

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» Titolo
"ZeroTre - Che cosa fanno i bambini al Nido"
-
(Cd-rom + guida pp.24)
- di Camilla Monaco
- Prefazione di Clotilde Pontecorvo
- € 18,50 + spese di spedizione
- con pagamento anticipato la spedizione "base" è gratuita

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