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"I rapporti tra Nido e Famiglia" |
• "ALLATTAMENTO
ED ALIMENTAZIONE COMPLETARE ALL'ASILO NIDO" (1), di
Katiuscia Mari e Carlo Todini, genitori di Elenora
L’alimentazione rappresenta un elemento centrale del rapporto
tra madre e bambino, condensando non solo bisogni fisiologici,
ma anche emotivi ed affettivi. Si tratta di un tassello importante
per garantire il benessere del bambino, pertanto il genitore
sente la responsabilità di gestire nel modo migliore
questo aspetto, soprattutto quando decide di iscrivere il proprio
figlio al nido.
Nel 2006, l’Organizzazione Mondiale della Sanità
e l’Unione Europea hanno messo a punto le linee
guida (2) in tema di allattamento ed alimentazione
per i bambini fino a tre anni, con “lo scopo di proporre
delle raccomandazioni che indirizzino tutti gli operatori sanitari
che si occupano dei genitori e dei bambini durante la gravidanza,
il parto e nei primi tre anni di vita – a livello primario,
negli ospedali e sul territorio – verso pratiche ottimali
e basate su prove d’efficacia per la protezione, la promozione
ed il sostegno di una sana alimentazione del lattante e del
bambino” (p. 6).
Il punto fondamentale è che “l’allattamento
al seno esclusivo per i primi sei mesi assicura una crescita,
uno sviluppo ed una salute ottimali. Dopo quest’età,
l’allattamento al seno, con l’aggiunta di alimenti
complementari appropriati, continua a contribuire alla crescita,
allo sviluppo ed alla salute del lattante e del bambino”(p.
5). In tal senso, come genitori ci chiediamo quanto le prassi
educative ed organizzative dell’asilo nido salvaguardino,
o meglio favoriscano, queste acquisizioni.
Vorremmo prendere in considerazione alcune tematiche presenti
nel documento che interessano anche l’alimentazione all’asilo
per tutelare il diritto di ogni bambino ad essere alimentato
nel modo più corretto e più coerente con quanto
avviene in famiglia.
Per consentire l’allattamento al seno, sarebbe importante
garantire orari flessibili e uno spazio adeguato ad un momento
così intimo ed emotivamente intenso. Ad esempio, una
mamma che non possa recarsi direttamente al servizio, dovrebbe
potervi lasciare il proprio latte affinché il figlio
il figlio possa essere allattato in maniera naturale.
Inoltre, dopo il sesto mese di vita, con l’introduzione
degli alimenti complementari, diviene essenziale non solo la
genuinità e la varietà dei cibi proposti, ma anche
“il modo in cui chi si prende cura del bambino facilita
i pasti ed incoraggia a mangiare”. Il testo cita “quattro
dimensioni in un’alimentazione appropriata:
• L’adattamento del modo di alimentare alle
capacità psicomotorie del bambino (maneggiare un cucchiaio,
masticare) incentivando l’autoalimentarsi nei modi e nei
tempi previsti e dando l’opportunità di sviluppare
le necessarie abilità motorie. I bambini tendono all’indipendenza
e possono mangiare di più se è loro permesso usare
le abilità appena apprese di pigliare il cibo con le
dita.
• La risposta al mutare dei bisogni con un’ulteriore
offerta di cibi variati, compreso l’incoraggiamento a
mangiarli.
• L’interazione tra il bambino e chi se ne prende
cura, compresa la comunicazione affettiva.
• La situazione dell’apporto di cibo, compresa l’organizzazione,
la frequenza, la durata, la regolarità, ed il fatto che
il bambino sia sorvegliato e protetto mentre mangia, e da chi.
Un’atmosfera comoda e rilassata durante i pasti facilità
buone pratiche alimentari ed offre l’occasione di interagire
socialmente e di sviluppare abilità cognitive. Un tempo
sufficiente e indisturbato per mangiare è importante
per garantire che i pasti siano gradevoli e che il consumo sia
adeguato” (pp. 26-27).
Il testo vuole sottolineare quanto l'alimentazione non sia semplicemente
un'area di accudimento, una somministrazione di alimenti ad
un bambino passivo con l'unica preoccupazione della crescita
ponderale – soprattutto tenendo conto dell'aumento dell'obesità
infantile (rischio concreto da prevenire) – ma piuttosto
un'area di sviluppo cognitivo e affettivo, un campo d'esperienza
che deve essere valorizzato in tutte le sue enormi potenzialità;
nonché un indicatore di equilibrio e di benessere psicofisico.
Contestualizzando queste indicazioni di carattere generale al
momento del pasto in asilo nido, vorremmo sottolineare alcuni
aspetti che, secondo noi, acquistano salienza:
• La spinta verso l'autonomia del bambino e il rispetto
della stessa da parte delle figure educative, considerando che
il modo di alimentarsi di un bambino non è – e
non deve essere – quello di un adulto. In tal senso, un
passaggio fondamentale è rappresentato dall'esplorazione
tattile del cibo, ovvero dall’attività del “giocare
per fare proprio”.
• La sperimentazione come educazione ai sapori, incentivando
la curiosità verso il nuovo e rispettando la naturale
diffidenza del bambino.
• L'importanza della componente affettiva della relazione
tra il bambino e le educatrici e, soprattutto, tra i bambini.
• Un'organizzazione del momento del pasto che preveda
una durata adeguata ed eviti il rischio di una velocità
crescente (anche come base per una corretta educazione alimentare);
un clima sereno e allegro che valorizzi la possibilità
del bambino di mangiare con altri bambini, fonti d'interesse
privilegiato, da osservare e da cui apprendere con grande facilità.
Il mangiare come evento sociale tra pari, in cui l'adulto ha
un ruolo “secondario”, di controllo a distanza.
• La possibilità per il genitore di osservare come
il proprio figlio vive, in un contesto diverso da quello domestico,
il rapporto con il cibo, sia attraverso i racconti degli educatori,
sia attraverso concrete opportunità di partecipazione
al momento del pasto.
Per concludere, poiché l’asilo
nido condivide con le famiglie l’obiettivo principale
del benessere del bambino, non dovrebbero esistere contrapposizioni,
ma una continua collaborazione, a cui speriamo di aver contribuito
affrontando questo tema delicato.
(1) Si tratta di una prospettiva che pone
l’accento sulla complementarietà dell’alimentazione
rispetto all’allattamento, piuttosto che sulla sostituzione
del latte materno con l’introduzione di nuovi cibi, come
avveniva nello “svezzamento” inteso in senso tradizionale.
(2) Scarica il file
pdf delle "Linee guida OMS e UE su allattamento ed alimentazione"
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